Morte di Liliana Resinovich, avvocati: l’ipotesi suicidio resta valida, nessuna conclusione definitiva

15.10.2026 23:25
Morte di Liliana Resinovich, avvocati: l'ipotesi suicidio resta valida, nessuna conclusione definitiva

Trieste, 15 ottobre 2026 – Nessuna conclusione definitiva per la morte di Liliana Resinovich: l’ipotesi del suicidio ancora oggi resta in campo, riporta Attuale.

Gli avvocati che difendono Sebastiano Visintin, marito di Lilly e unico indagato nell’inchiesta aperta nel 2025 per omicidio, sono convinti che questa prospettiva debba essere oggetto di attenta considerazione.

La valutazione è contenuta in una nota diffusa dai legali a seguito della consegna dell’ultima perizia voluta dalla procura di Trieste. L’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste Sergio Resinovich, fratello della vittima, ha dichiarato che l’ipotesi del suicidio è stata da sempre considerata una “barzelletta”, evidenziando la convinzione che la sorella sia stata uccisa.

“Ipotesi del suicidio da valutare”

I difensori sostengono: “Sin dalle prime fasi della vicenda, l’ipotesi suicidiaria ha rappresentato una concreta prospettiva investigativa, presa in considerazione dalla Procura della Repubblica che aveva inizialmente coordinato le indagini e che aveva successivamente formulato la richiesta di archiviazione.” Inoltre, viene sottolineato che alcune circostanze fattuali meritano un’analisi approfondita, ipotizzando una situation di particolare difficoltà attraversata dalla donna, senza per questo trarre conclusioni definitive sulle cause della sua morte. Il mistero permane e la speranza è che il confronto tecnico fissato per il 30 ottobre possa chiarire gli aspetti controversi.

Dna ignoto, sul cordino non c’è quello di Visintin

Gli avvocati ritornano sul Dna maschile, allo stato ignoto, trovato dai periti, evidenziando che “il significato e la sua eventuale rilevanza nella ricostruzione dei fatti richiederanno ulteriori approfondimenti”. Di particolare rilievo risulta anche “il mancato rinvenimento di Dna riconducibile a Sebastiano sul cordino attorno al collo di Liliana”. Anche in questo caso, l’assenza di una traccia genetica “non consente, da sola, conclusioni definitive”, come sottolineano i legali, pur ritenendo che tale circostanza “non può essere trascurata” e debba essere valutata complessivamente.

Cosa aveva scritto il primo radiologo

Fabio Cavalli, il radiologo della prima autopsia, nella relazione firmata con il medico legale Fulvio Costantinides – scomparso a giugno – aveva concluso per l’ipotesi del suicidio. Oggi, evitando ulteriori commenti, si limita a dire: “Quod scripsi, scripsi, ciò che ho scritto ho scritto. Non ho cambiato idea”. Sebbene le valutazioni iniziali, come quelle successive, non abbiano mai raggiunto una certezza assoluta, hanno sempre indicato una certa probabilità.

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