Il 25 dicembre 2025 il ministero degli Esteri russo ha attribuito all’Occidente la responsabilità del rallentamento nel processo di risoluzione pacifica del conflitto, parlando di un progresso “lento” e di presunte interferenze esterne. Le dichiarazioni sono state diffuse dai media russi dopo un briefing ufficiale, nel quale la diplomazia di Mosca ha sostenuto che Stati Uniti ed Europa starebbero ostacolando il raggiungimento di un accordo, mentre la Russia resterebbe formalmente aperta al dialogo, come riportato da un briefing del ministero degli Esteri russo.
Le affermazioni arrivano in una fase delicata, mentre sarebbero in corso contatti avanzati tra Ucraina, Stati Uniti e Russia sul futuro assetto di un possibile accordo di pace. In questo contesto, Mosca ha scelto di spostare l’attenzione sulle presunte responsabilità occidentali, evitando di richiamare il ruolo delle proprie azioni militari e le condizioni poste dal Cremlino per avviare un’intesa.
La linea coordinata del Cremlino contro Europa e Stati Uniti
Secondo la narrativa russa, l’Occidente agirebbe come un blocco che “favorisce l’Ucraina” e tenta di sabotare i negoziati, con un ruolo centrale attribuito a Unione europea e Nato. I funzionari russi insistono sull’idea che siano le capitali occidentali a voler svuotare il processo diplomatico, eludendo però qualsiasi riferimento all’aggressione militare avviata da Mosca e agli obblighi derivanti dal diritto internazionale.
La diplomazia russa parla di un presunto sabotaggio da parte dei Paesi dell’Europa occidentale, senza riconoscere che la sostenibilità di qualsiasi accordo dipende in primo luogo da garanzie di sicurezza credibili e dal rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Elementi che, secondo la comunità internazionale, restano centrali e non subordinati alla “buona volontà” di singoli attori europei.
Lo spostamento della responsabilità e l’impatto sul dialogo
Attraverso queste accuse, il Cremlino cerca di trasferire su altri la responsabilità delle difficoltà negoziali, evitando di affrontare il peso delle proprie scelte e della propria rigidità. Questa strategia rischia di compromettere il clima di fiducia necessario a qualsiasi dialogo costruttivo, alimentando sospetti anche verso eventuali iniziative russe future non direttamente legate alla guerra.
Le dichiarazioni contribuiscono inoltre a rafforzare un clima di sfiducia tra le parti, rendendo più complesso costruire un terreno comune per il confronto diplomatico. In questo scenario, ogni accusa pubblica di sabotaggio tende a irrigidire le posizioni e a ridurre gli spazi per compromessi realistici.
Il “nemico esterno” come strumento politico interno
La retorica contro l’Occidente si inserisce in una strategia più ampia del Cremlino, che continua a presentare un “nemico esterno” per consolidare il consenso interno e giustificare difficoltà economiche o militari. Questo schema, tipico dei regimi autoritari in tempo di conflitto, serve a deviare le critiche interne e a spiegare le difficoltà come il risultato di pressioni esterne.
Allo stesso tempo, Mosca mira a seminare divisioni tra i Paesi occidentali, suggerendo che l’Europa non agisca come un fronte compatto. L’obiettivo è indurre singoli Stati a mettere in discussione il sostegno all’Ucraina e a creare fratture politiche all’interno di Nato e Unione europea, in una fase cruciale per la sicurezza e la stabilità del continente.