Il 17 settembre 2025 il vicecapo del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev ha dichiarato che l’eventuale istituzione di una no-fly zone sulla parte del territorio ucraino confinante con i Paesi della NATO e l’abbattimento di droni russi da parte dell’Alleanza sarebbero considerati da Mosca un atto di guerra. L’affermazione, pubblicata dall’agenzia turca Anadolu Ajansi, segna una linea rossa che il Cremlino definisce decisiva.
Minacce legali e condanna dell’iniziativa Eastern Guard
Medvedev ha definito l’operazione “Eastern Guard”, avviata dalla NATO in risposta all’attacco con droni russi contro la Polonia, una provocazione. Ha inoltre avvertito che qualsiasi utilizzo dei beni russi congelati, compreso il loro impiego come garanzie per i prestiti a Kyiv, sarà considerato un crimine. Secondo lui, Mosca perseguirà i governi e i funzionari europei non solo in sede giudiziaria ma anche al di fuori dei tribunali, sottolineando la volontà di usare strumenti legali oltre a quelli militari e informativi.
Reazioni della NATO e dibattito sulla sicurezza aerea
Le minacce arrivano mentre gli Stati membri dell’Alleanza hanno invocato l’articolo 4 del Trattato NATO e hanno annunciato il rafforzamento della difesa aerea lungo il fianco orientale. Contestualmente, è tornata sul tavolo la proposta di difendere parte dello spazio aereo ucraino prossimo ai confini NATO. Tale ipotesi, discussa più volte dall’inizio della guerra su larga scala, non si è mai concretizzata a causa del timore di un’escalation diretta con la Russia.
Il ruolo degli Stati Uniti e l’impatto politico
Le dichiarazioni di Medvedev puntano in particolare a condizionare la posizione di Washington, spingendo l’amministrazione statunitense a valutare con attenzione mosse che Mosca considera provocatorie. Negli Stati Uniti, l’argomento potrebbe alimentare il dibattito politico interno: da un lato il rischio di escalation come argomento contro un sostegno militare più attivo a Kyiv, dall’altro la necessità di una risposta più decisa alla Russia tramite assistenza all’Ucraina e nuove sanzioni. In ogni caso, Washington dovrà tenere conto di possibili provocazioni russe, con conseguente incremento delle spese per sistemi di difesa aerea e missilistica e un rafforzamento della diplomazia multilaterale per coordinarsi con gli alleati.
Precedenti minacce non realizzate
Nonostante la durezza dei toni, in passato Mosca non ha mantenuto minacce simili: gli attacchi ucraini in Crimea e la lunga operazione a Kursk, condotta in territorio russo, non hanno portato all’escalation nucleare annunciata. Ciò rafforza la percezione che molte dichiarazioni di Medvedev abbiano soprattutto un valore intimidatorio, pur venendo considerate in Occidente come espressione semiufficiale della linea del Cremlino.