Mosca sfrutta il diritto marittimo per colpire le infrastrutture NATO

20.12.2025 13:30
Mosca sfrutta il diritto marittimo per colpire le infrastrutture NATO
Mosca sfrutta il diritto marittimo per colpire le infrastrutture NATO

Il 19 dicembre 2025 è emerso che la Russia sta intensificando attività di intelligence contro la NATO facendo leva sulle lacune del diritto marittimo internazionale. Secondo valutazioni di funzionari europei della difesa, il Cremlino opera sempre più spesso in una “zona grigia”, progettata per evitare responsabilità legali dirette e rendere difficile una risposta coordinata da parte dell’Occidente, come illustrato nell’analisi sulle operazioni russe contro la NATO pubblicata da Russia is spying on NATO.

L’attenzione si concentra sul Mar Baltico e in particolare sul Golfo di Finlandia, un’area attraversata da infrastrutture sottomarine critiche per la sicurezza e l’economia europea. Questi episodi mostrano come attività apparentemente civili possano avere implicazioni strategiche di ampia portata.

Il caso Eagle S e i cavi danneggiati nel Golfo di Finlandia

Il 25 dicembre 2024 la vecchia petroliera Eagle S ha deviato improvvisamente dalle rotte marittime standard nel Golfo di Finlandia. Per oltre 50 miglia nautiche l’ancora della nave ha trascinato sul fondale marino, provocando danni gravi a cinque cavi sottomarini utilizzati per il trasferimento di elettricità e dati digitali tra i Paesi della regione.

Quando le forze speciali finlandesi sono salite a bordo e hanno fermato la nave, appartenente al cosiddetto “flotto ombra” russo, l’equipaggio ha sostenuto che la deviazione fosse accidentale. I marinai hanno dichiarato di non essersi accorti di alcuna resistenza dell’ancora, nonostante la rotta coincidesse con un corridoio di infrastrutture critiche chiaramente indicato sulle carte di navigazione.

Infrastrutture vitali e vulnerabilità strategiche europee

I cavi in acque profonde del Golfo di Finlandia sono essenziali non solo per la vita civile, ma anche per i sistemi di difesa dei Paesi NATO. Essi garantiscono il flusso continuo di energia e informazioni digitali, elementi chiave per la stabilità economica e la sicurezza militare dell’intera area.

Il danneggiamento di queste infrastrutture ha messo in luce la fragilità dell’Europa. Il ripetersi di incidenti simili potrebbe innescare crisi sistemiche nei settori energetico e delle comunicazioni, con effetti amplificati in un contesto di guerra e tensioni geopolitiche crescenti.

Zona grigia e uso civile a fini militari

Secondo analisti europei, il comportamento della Eagle S appare difficilmente riconducibile a una semplice coincidenza. La lunga tratta percorsa con l’ancora calata e la precisione del percorso suggeriscono una pianificazione accurata e l’uso deliberato di una nave civile come strumento di guerra ibrida.

Mosca utilizza questi episodi per testare la reazione dell’Occidente e dimostrare la vulnerabilità delle sue infrastrutture critiche. L’assenza di una risposta immediata e incisiva rischia di essere interpretata come un segnale di tolleranza, incentivando l’espansione di operazioni simili contro NATO e Unione europea.

Vuoti giuridici e limiti della risposta legale

La strategia russa si fonda anche sulle imperfezioni del diritto marittimo internazionale. Nell’ottobre 2025 il tribunale distrettuale di Helsinki ha stabilito che i giudici finlandesi non avevano giurisdizione sul caso della petroliera, lasciando di fatto l’incidente senza conseguenze penali.

Questo precedente evidenzia un problema strutturale: la mancanza di meccanismi chiari per attribuire responsabilità in situazioni transfrontaliere e ibride. Senza un aggiornamento delle norme e un rafforzamento del monitoraggio congiunto delle rotte marittime e delle infrastrutture sottomarine, episodi come quello della Eagle S potrebbero diventare una minaccia ricorrente per la sicurezza europea.

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