Il Cremlino sta esaminando la possibilità di coinvolgere la Marina militare russa nella protezione delle navi che garantiscono gli interessi di Mosca in mare, incluse quelle appartenenti al cosiddetto “flottone ombra”. Lo ha riferito il 30 gennaio 2026 la Collegio marittimo presso la presidenza russa, guidato dal consigliere presidenziale per la cantieristica e la politica marittima Nikolaj Patrušev, precisando che le proposte operative saranno presentate a Vladimir Putin dopo l’approvazione preliminare di misure sulla sicurezza delle rotte strategiche protezione del “flottone ombra”.
Sequestri recenti e reazione del Cremlino
La dichiarazione arriva dopo una serie di interventi contro petroliere coinvolte nel trasporto di greggio russo. Tra fine dicembre 2025 e gennaio 2026, autorità di Finlandia, Stati Uniti e Francia hanno fermato o ispezionato diverse navi in Baltico, Atlantico e Mediterraneo per verifiche su bandiera, assicurazione e conformità legale. Queste azioni hanno aumentato la pressione su un sistema di trasporto che Mosca utilizza per aggirare le restrizioni occidentali.
Un sistema ad alto rischio ambientale e giuridico
Gran parte delle esportazioni di petrolio russe avviene oggi tramite navi obsolete, registrate in giurisdizioni offshore e spesso prive di documentazione trasparente. Tali imbarcazioni operano in aree sensibili come Baltico, Mediterraneo e Mar Nero, creando rischi elevati per l’ambiente e la sicurezza della navigazione. L’uso di identificativi falsi e la manipolazione dei sistemi di tracciamento automatico costituiscono violazioni del diritto marittimo internazionale e forniscono basi legali per sequestri anche in acque internazionali.
Sanzioni, rendite petrolifere e dimensione militare
Il “flottone ombra” consente alla Russia di mantenere l’export di greggio, una delle principali fonti di entrate per il bilancio statale e per il finanziamento della guerra contro l’Ucraina. Le confische rappresentano uno degli strumenti più efficaci di pressione economica, motivo per cui Mosca valuta ora di spostare la questione su un piano militare, segnalando la crescente preoccupazione per la tenuta delle proprie entrate energetiche.
Dilemmi occidentali e rischio di escalation
Nonostante pareri giuridici favorevoli, l’applicazione pratica dei sequestri resta disomogenea per mancanza di volontà politica. Il possibile impiego di unità navali russe come scorta aumenta il rischio di incidenti e richiede regole di ingaggio chiare da parte di Stati Uniti, Regno Unito e UE per evitare escalation senza cedere a pressioni di forza. In questo contesto, il prossimo pacchetto di sanzioni europee, con misure su assicurazioni e servizi marittimi, potrebbe risultare decisivo per chiudere le principali falle del regime restrittivo.