Muggia, il dramma di una madre: “Il sistema non funziona, le risorse non bastano”

14.11.2025 06:45
Muggia, il dramma di una madre: "Il sistema non funziona, le risorse non bastano"

Tragedia a Muggia: una madre uccide il figlio e tenta il suicidio

Un drammatico caso di filicidio ha scosso Muggia, in provincia di Trieste, dove una madre ha ucciso il suo figlio di nove anni prima di tentare il suicidio. Questo episodio tragico ha sollevato interrogativi sulla capacità dei servizi sociali e sanitari di intervenire in situazioni di rischio, riporta Attuale.

La madre, seguita da un Centro di Salute Mentale, era stata recentemente autorizzata a incontrare liberamente il figlio. Alessandra Bramante, psicoterapeuta e criminologa clinica con 25 anni di esperienza nel seguire donne con problematiche psichiatriche, afferma che il sistema di assistenza non sta funzionando. “Il dato generale è che i nostri servizi sono ‘full’ ed è difficilissimo stare dietro alle situazioni,” ha commentato. La mancanza di un adeguato supporto ha portato a conseguenze devastanti.

Bramante sottolinea che esiste un problema culturale significativo in Italia, dove il tema del filicidio è ancora avvolto da un tabù. Questo porta a una sottovalutazione delle situazioni potenzialmente pericolose. “Non viene accettato culturalmente che una mamma possa arrivare a uccidere il proprio figlio”, ha aggiunto, evidenziando l’urgente necessità di affrontare la realtà e sensibilizzare l’opinione pubblica per migliorare l’assistenza alle madri in difficoltà.

La professionista ha evidenziato che molte madri che commettono irrecuperabili atti violenti dichiarano che, se avessero ricevuto il trattamento adeguato in tempo, i loro figli sarebbero ancora vivi. “Mi ha sempre sconvolto che, dopo aver commesso l’irreparabile, trovata la cura giusta, ti dicono che se avessero ricevuto prima quel farmaco, loro figlio sarebbe ancora qui”, ha affermato.

La prevenzione di tali tragici eventi richiede una formazione adeguata per gli operatori e una maggiore sensibilità nel valutare le situazioni di rischio. “È necessaria una maggiore attenzione alle tempistiche e alle risorse disponibili per trattare tali problematiche,” ha concluso Bramante, sottolineando che una risposta tempestiva potrebbe salvare vite. La società, dunque, è chiamata a riconoscere l’urgenza di un intervento più efficace per garantire la sicurezza e il benessere delle madri e dei bambini vulnerabili.

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