Summit della NATO: Oltre il 5% per la sicurezza militare
Il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha convocato un summit all’Aia focalizzato sul aumento delle spese militari entro il 2035, riporta Attuale.
Domani, 25 giugno, i capi di Stato e di governo dei 32 membri alleati si sono posti come obiettivo un contributo pari al 5% del prodotto interno lordo, da raggiungere entro il 2035. La Spagna ha mostrato resistenza a questa proposta, e al momento si sta cercando una soluzione che possa mantenere l’unità all’interno dell’Alleanza atlantica.
Si è riattivato il dibattito riguardo alla necessità di un simile incremento delle risorse. Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, ha ripreso la sua battaglia per la giusta quota di spesa per la difesa, accusando gli alleati europei di dipendere eccessivamente dagli Stati Uniti. Il vice presidente J.D. Vance ha provocatoriamente definito gli europei dei “parassiti”.
Tuttavia, i dati dipingono un quadro diverso. Infatti, il 5% si suddivide in due componenti: le spese relative direttamente alle esigenze militari sono attestate al 3,5%, mentre l’1,5% riguarda investimenti più generali come infrastrutture per le comunicazioni e sicurezza cibernetica. Questa seconda parte è stata aggiunta per accontentare Trump, offrendo così uno strumento politico. Trump ha anche condiviso un messaggio del Segretario Rutte affermando che l’Europa contribuirà in modo significativo, segnando una vittoria per lui personale.
La discussione sul riarmo deve pertanto concentrarsi sul 3,5%, che risulta già assai elevato rispetto al 2% stabilito durante il vertice della NATO tenutosi a Galles nel 2014. Ma come si è giunti a questo tasso di spesa?
La questione è iniziata nel 2023 durante un incontro a Vilnius, in Lituania. È utile rivedere il comunicato rilasciato in quell’occasione, in particolare il passaggio che indica che in numerosi casi saranno necessarie spese superiori al 2% per affrontare le esigenze legate a un contesto di sicurezza in evoluzione. Durante quel periodo, l’offensiva russa in Ucraina era già in corso, alzando la questione della sicurezza a una priorità fondamentale per l’Europa. I leader politici hanno dunque affidato ai generali della NATO la formulazione di piani strategico-militari adatti al nuovo panorama. Oggi, tali piani sono pronti per essere finanziati, con il principale settore di spesa che richiede un potenziamento significativo delle difese aeree in Europa.
Un argomento frequentemente citato, anche dall’ex premier Giuseppe Conte, è che vi siano fondi disponibili, ma che andrebbero utilizzati più saggiamente. Il problema risiede nella frammentazione degli investimenti tra i 27 eserciti degli Stati membri UE. Secondo le stime del Parlamento europeo, eliminando le duplicazioni, si potrebbero risparmiare circa 22 miliardi di euro su un totale di 300. Tuttavia, tali risorse non sarebbero sufficienti per finanziare il necessario potenziamento delle difese aeree e altre spese correlate. Servono fondi aggiuntivi.
Potrebbe darsi che le piani militari delineati dai vertici della NATO siano errati. In tal caso, sarebbe opportuno analizzarli in modo critico, integrando dati contabili e considerazioni geopolitiche. La riflessione dovrebbe concentrarsi sul 3,5%, piuttosto che sul 5%, e sui programmi di riarmo sviluppati in un periodo in cui Trump non era ancora riemerso a Washington.