Navi fantasma nel Mediterraneo: il ruolo strategico della Marina italiana e delle sanzioni alle navi russe

24.01.2026 12:55
Navi fantasma nel Mediterraneo: il ruolo strategico della Marina italiana e delle sanzioni alle navi russe

Roma, 24 gennaio 2026 – Navi fantasma. L’ultima della serie si presenta come la portacontainer cinese trasformata in un arsenale, equipaggiata con radar e lanciarazzi. Ma quanto è esteso questo fenomeno?

Francesco D’Arrigo, ufficiale di Marina e direttore dell’Istituto italiano di studi strategici Niccolò Machiavelli, evidenzia in particolare “le navi fantasma russe, una vasta flotta che naviga nel mondo violando le sanzioni occidentali, trasportando petrolio. A seconda delle rotte che seguono, possono rispondere a esigenze dual use, fungendo da navi di trasporto per armi, materiale nucleare, droga e traffici illeciti. Inoltre, con la tecnologia attuale, possono essere equipaggiate per condurre missioni mentre mantengono un’apparenza ‘normale’: operazioni di spionaggio, intercettazioni, creazione di database sui cavi sottomarini, danneggiamento di infrastrutture, monitoraggio di navi avversarie e disturbo della navigazione. È fondamentale notare che ogni nave può pertanto essere utilizzata per obiettivi militari all’interno di una guerra ibrida. Operando sotto la soglia di una risposta militare, esse operano in questa zona grigia”, riporta Attuale.

Navi fantasma, da quanto tempo è monitorato il fenomeno

Il fenomeno è da sempre sotto osservazione da parte delle Marine militari, che hanno come obiettivo primario il monitoraggio dei traffici. Con l’invasione russa dell’Ucraina, le sanzioni imposte e il deterioramento delle relazioni globali, questo fenomeno si è ampliato. Non si tratta solo di navi, ma anche di droni e aerei, per cui tutti i sistemi che transitano nei nostri spazi possono avere utilizzi dual use”, afferma D’Arrigo.

Chi sono i protagonisti di queste flotte fantasma

I principali attori rimangono Russia, Cina, Iran, Corea del Nord e altri paesi che violano le sanzioni imposte dall’UE in modo subdolo. L’identificazione avviene principalmente attraverso il monitoraggio delle operazioni di carico e scarico. Tutte le navi devono mantenere attivi i trasponder che segnalano la posizione, la velocità e il percorso. Le navi sono considerate territorio della nazione di iscrizione. Per verificare l’attività anomala, si analizzano i porti frequentati: se una nave si ferma troppo a lungo in un’area invece di navigare a una velocità di crociera, ciò attiva allerta presso la Guardia costiera e la Marina militare per possibili ispezioni. Un rallentamento vicino ai cavi sottomarini, ad esempio, può significare tentativi di danneggiare tali infrastrutture”, spiega D’Arrigo.

L’obiettivo delle navi fantasma

“L’obiettivo principale è eludere le sanzioni imposte da Stati Uniti e Occidente. Inoltre, vi sono traffici illeciti da parte di paesi coinvolti nell’importazione ed esportazione di droghe, armi e potenzialmente anche materiale nucleare. Non meno importante è la volontà di spionaggio: intercettare comunicazioni e condurre operazioni in prossimità di infrastrutture critiche. Il Mediterraneo, in particolare, sta vedendo un aumento di diverse tipologie di navi, e la Marina italiana è in stato di allerta”, conclude D’Arrigo.

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