Netanyahu afferma: «Non ci sarà uno Stato palestinese», cresce la rabbia dell’ultradestra

22.09.2025 07:45
Netanyahu afferma: «Non ci sarà uno Stato palestinese», cresce la rabbia dell'ultradestra

Dopo una giornata segnata da tensioni crescenti, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito la sua ferma posizione contro la creazione di uno Stato palestinese, affermando che «non ci sarà alcuno Stato». Questo avviene mentre l’opinione pubblica israeliana si mostra sempre più scettica nei confronti dei tentativi di accordo con i palestinesi, a dimostrazione di un clima di crescente isolamento geopolitico e sociale, riporta Attuale.

La scadenza dell’anniversario del pogrom del 7 ottobre incombe, e il sentimento in Israele è di una sicurezza esistenziale prioritaria rispetto alle pressioni internazionali. Nonostante il recente riconoscimento della Palestina da parte di vari paesi, la maggior parte degli israeliani, come dichiarato da Naftali Bennet, preferisce garantire la sicurezza dei propri cittadini, ritenendo lethalmente il tentativo di concedere uno Stato ai palestinesi sia stato già fallito.

In un contesto in cui l’80% degli ebrei israeliani non ha remore sulla situazione dei gazawi, Netanyahu si prepara a rispondere alle crescenti pressioni esterne con un viaggio negli Stati Uniti, il suo alleato storico. Durante questo incontro con gli Stati Uniti, il premier ha riaffermato che il futuro di Israele non sarà deciso da conferenze internazionali, sottolineando la sua determinazione a non cedere su questioni territoriali fondamentali.

Il contesto in cui Netanyahu si muove è segnalato da una forte critica interna, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle vittime della guerra attuale e il destino degli ostaggi di Hamas, una piaga che continua a minacciare la stabilità del governo. La popolazione chiede ora chiarezza e azioni concrete, come dimostrato dalle recenti manifestazioni a Tel Aviv, dove i familiari dei soldati uccisi hanno chiesto responsabilità e cambiamenti nella leadership.

Il contesto internazionale e le reazioni

Con l’aumento delle tensioni, i leader di Australia, Francia, Canada e Arabia Saudita si uniscono a un fronte crescente di nazioni che riconoscono formalmente la Palestina. Questo è un’esplicita risposta alla devastazione di Gaza e alle terribili condizioni umanitarie, ed evidenzia come il conflitto abbia ripercussioni non solo regionali ma anche globali.

Netanyahu, dal canto suo, si trova a navigare un ambiente diplomatico complesso, dove gli accordi di Abramo sembrano appesi a un filo, minacciati dalle macerie di Gaza e dalla percezione di una crescente pressione internazionale contro le politiche israeliane. Mentre la destra ultranazionalista in Israele chiede una presa di posizione più dura e immediata sui Territori, alcuni analisti avvertono che questa strategia potrebbe solo esacerbare il conflitto e ridurre ulteriormente la possibilità di pace.

Nel frattempo, la dichiarazione di Hezbollah, riconoscendo l’importanza di sostenere il popolo palestinese, ha contribuito a intensificare le tensioni con Israele. La risposta di Netanyahu e il supporto dei suoi alleati americani saranno cruciali nei prossimi giorni, man mano che l’attenzione globale si concentra sempre più sulla crisi in corso e sulle sue implicazioni a lungo termine per la stabilità del Medio Oriente.

1 Comment

  1. Ma dai, non riesco a credere che Netanyahu continui a negare la possibilità di uno Stato palestinese… sembra un film dell’orrore che non ha mai fine! In una situazione così tesa, l’unico risultato è far aumentare le sofferenze di entrambe le parti. La pace è solo un miraggio!

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