Netanyahu parla di voto anticipato e consensi dopo il cessate il fuoco tra Israele e Iran

25.06.2025 08:07
Netanyahu parla di voto anticipato e consensi dopo il cessate il fuoco tra Israele e Iran

DAL NOSTRO INVIATO
TEL AVIV – In un’atmosfera vivace e avvolta dall’odore di cibo fritto, Benjamin Netanyahu ha fatto il suo ingresso al mercato di Rishon Letzion, dopo aver visitato una delle strutture danneggiate dai missili iraniani. Mentre i suoi sostenitori cantavano slogan a favore di “re Bibi”, il premier s’è seduto su una sedia di plastica bianca, gustando polpettine di ceci. Nonostante l’incertezza sulla sua posizione, si è presentato già in modalità elettorale: camicia bianca senza cravatta, giacca scura, e pantaloni chiari, segno che l’estate si attestava calda, riporta Attuale.

Da parte sua, l’attuale premier, il più longevo della storia di Israele, ha dovuto affrontare anni di malcontento popolare. In effetti, non si è mai assunto la responsabilità delle decisioni politiche e strategiche che hanno portato alla tragica giornata del 7 ottobre 2023, quando 1.200 persone sono state uccise dai terroristi di Hamas. Fu lui a dare il via libera per l’invio di milioni di dollari da parte del Qatar ai fondamentalisti, convinto di poter acquistare la pace al confine meridionale, un’illusione spazzata via il giorno fatidico.

A oggi, l’83% degli israeliani supporta l’idea di bombardare i siti nucleari voluti dagli ayatollah, mentre il 75% è favorevole a porre fine ai bombardamenti su Gaza. Anche Donald Trump avrebbe incitato Netanyahu a terminare la guerra, prima dell’annuncio del cessate il fuoco con l’Iran. “Da una parte abbiamo ritrovato il vecchio Bibi: ha sempre cercato di concludere le operazioni velocemente prima che si complicassero,” scrive Yossi Verter su Haaretz. Rimanendo fedele alla formula che gli era stata attribuita da un opinionista: “Non muoverti, non cadere.”

Nel frattempo, l’invasione della Striscia, avviata dopo gli attacchi di due anni fa, è in atto da quasi 21 mesi, con oltre 55.000 palestinesi uccisi. Le immagini provenienti dai centri di distribuzione dei generi alimentari mostrano scene caotiche di affollamento e disperazione. Circa 50 ostaggi, di cui solo una ventina ancora in vita, rimangono nelle mani dei jihadisti, con le famiglie che hanno placato le loro proteste soltanto durante i 12 giorni di conflitto con Teheran. Netanyahu, che ha 75 anni, ha riconosciuto che i generali stavano considerando piani per colpire i siti atomici già dallo scorso novembre, in un contesto in cui Hezbollah libanese è stato decimato e le difese iraniane sono quasi smantellate.

La chiave della situazione si trova nei suoi alleati, che gli hanno garantito di mantenere la carica di primo ministro: a leader oltranzisti e messianici ha promesso di preservare il controllo su 363 chilometri quadrati, realizzando il progetto di Trump di trasferire i due milioni di abitanti, una proposta contro le normative internazionali. Personaggi come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, parte del Likud, auspicano di riattivare le colonie evacuate da Gaza nel 2005.

Al momento, Bibi – appassionato sondatore dell’opinione pubblica – non ha ancora riscontrato il cambiamento di voti necessario per competere con gli stessi alleati: il Likud sta guadagnando seggi ma rimarrebbe in minoranza. Le prossime elezioni sono previste per l’autunno del prossimo anno, ma il suo intuito potrebbe spingerlo a chiedere elezioni anticipate dissolvendo il parlamento al suo ritorno dalla pausa estiva. I leader dell’opposizione, che l’hanno supportato nei raid contro Teheran, devono ora riprendere una posizione distintiva. Il principale sfidante, Naftali Bennett, che ha registrato il nome per un nuovo partito, è divenuto l’avversario che Netanyahu (insieme alla moglie Sara) teme di più, avendo già dichiarato in TV: “È il momento giusto per attaccare l’Iran”.

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