Nordio e Albano si confrontano ad Atreju sulla riforma della giustizia e l’indipendenza della magistratura

11.12.2025 19:05
Nordio e Albano si confrontano ad Atreju sulla riforma della giustizia e l'indipendenza della magistratura

Durante l’evento Atreju, si è assistito a un acceso confronto tra il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e la presidente di Magistratura democratica, Sylvia Albano. Entrambi hanno espresso posizioni contrapposte riguardo alla prossima riforma della giustizia, con il guardasigilli che ha ribadito l’importanza del referendum previsto per marzo 2025, mentre Albano ha sottolineato le sue preoccupazioni per l’indipendenza del sistema giudiziario, riporta Attuale.

Nordio, sostenuto dalla coalizione di centrodestra, ha dichiarato che questa riforma «si sarebbe dovuta fare 40 anni fa» e ha assicurato che «non ha nulla di punitivo nei confronti della magistratura». Secondo il ministro, il pubblico ministero avrà «la stessa parità del giudice giudicante», elevando così il rango dell’ufficio.

«Non sarà punitiva nei confronti della magistratura»

Al contrario, Albano ha messo in guardia contro il rischio di «smembrare» il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) e ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che la riforma comprometterebbe l’indipendenza dei giudici. Ha inoltre rigettato l’idea che i magistrati siano tutti di sinistra, puntualizzando che «nelle elezioni interne vince sempre la corrente considerata di destra».

«Miseria argomentativa»

Nordio ha risposto alle critiche, in particolare a quelle del procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, che ha comparato la riforma ai desideri della P2. «Sono disgustato da questa miseria argomentativa», ha affermato il ministro, esprimendo il suo disprezzo per tali affermazioni. Ha inoltre chiarito che la riforma non è destinata ad accelerare i processi, sottolineando l’importanza di una giustizia equa prima di essere efficiente.

«Sarà molto più facile avere rapporti oscuri»

Albano ha quindi criticato l’idea di introdurre un sorteggio per la nomina dei membri togati, sostendendo che questa misura non risolverà problemi di etica giudiziaria, ma al contrario «sarà molto più facile avere rapporti oscuri». Ha fatto appello per più democrazia e trasparenza, affermando che la mancanza di responsabilità politica porterà a ulteriori degenerazioni etiche nel sistema giudiziario.

1 Comment

  1. Ma dai, ancora con queste riforme? Non è che abbiano mai funzionato, anzi… E poi, il rischio di compromettere l’indipendenza della magistratura è reale. Non si può giocare con la giustizia come se fosse un gioco politico… E i cittadini? Chi li ascolta?

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