Nordio: «I magistrati rischiano umiliazione sul referendum per la separazione delle carriere»

02.08.2025 07:57
Nordio: «I magistrati rischiano umiliazione sul referendum per la separazione delle carriere»

Il ministro della Giustizia ha rilasciato un’intervista a Repubblica, in cui sottolinea: «La legge riafferma l’assoluta indipendenza della magistratura requirente e giudicante: basta leggere il testo», riporta Attuale.

«Ho paura di vincere il referendum, in seguito a un dibattito acceso che coinvolga la magistratura. Se questa dovesse allinearsi alla politica, o peggio, guidarla, una sconfitta risulterebbe umiliante e comprometterebbe la sua credibilità, già gravemente minacciata. Come cittadino e magistrato, non desidero questo. La giustizia rappresenta le lacrime e il sangue delle persone, non può essere strumentalizzata per fini politici». Queste sono le considerazioni di Carlo Nordio, ministro della Giustizia, in un colloquio con Conchita Sannino per il quotidiano “La Repubblica”, a proposito della riforma che mira alla separazione delle carriere in magistratura. «La riforma deriva logicamente dal codice voluto da Vassalli, un eroe della Resistenza, e il dibattito dovrebbe svolgersi in termini razionali. Tuttavia, le espressioni usate dall’opposizione, – ha aggiunto Nordio – e anche da alcuni membri della magistratura, sono state così aggressive da rendere difficile il confronto. La legge riafferma l’assoluta indipendenza della magistratura requirente e giudicante: basta leggere il testo».

«Nessuno schiaffo dalla Corte Ue, la decisione dei giudici sia motivata»

Rispondendo sulla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che attribuisce ai giudici nazionali il potere di valutare singolarmente la designazione dei cosiddetti «Paesi sicuri», Nordio afferma: «Se all’Onu dovessero votare solo i Paesi considerati sicuri, ne rimarrebbero ben pochi». Un commento provocatorio a parte, la situazione è critica. «Non direi sia uno schiaffo – risponde il Guardasigilli – La sentenza legittima ciò che abbiamo fatto: ovvero designare attraverso un atto legislativo un Paese terzo come ‘Paese di origine sicuro’». Tuttavia, i giudici hanno l’ultima parola. «Ma quel controllo deve essere effettivo e motivato. Il giudice deve verificare l’affidabilità delle informazioni su cui basa il suo giudizio, dovendo fornire una motivazione adeguata. E questo non sempre è garantito. Non è un aspetto irrilevante», ha insistito Nordio.

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