Dichiarazione di lunedì 2 giugno del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, sulla situazione nel Territorio palestinese occupato (Gaza):“Sono sconvolto dalle notizie di palestinesi uccisi e feriti ieri mentre cercavano aiuti a Gaza. È inaccettabile che i palestinesi rischino la vita per procurarsi del cibo. Chiedo che venga avviata un’indagine immediata e indipendente su questi eventi e che i responsabili vengano chiamati a risponderne.Israele ha chiari obblighi, ai sensi del diritto internazionale umanitario, di accettare e agevolare gli aiuti umanitari. L’accesso senza ostacoli agli aiuti su vasta scala per soddisfare le enormi necessità a Gaza deve essere ripristinato immediatamente. Le Nazioni Unite devono poter operare in sicurezza e nel pieno rispetto dei principi umanitari.Continuo a chiedere un cessate il fuoco immediato, permanente e sostenibile. Tutti gli ostaggi devono essere rilasciati immediatamente e incondizionatamente. Questa è l’unica via per garantire la sicurezza di tutti. Non esiste una soluzione militare al conflitto”.
Nonostante le parole di Guterres, oggi, si registra un nuovo massacro commesso dall’esercito dello Stato ebraico. Almeno 27 palestinesi sono stati uccisi e decine di altri (più di 200 secondo l’agenzia di stampa WAFA) sono rimasti feriti a seguito di un attacco delle IDF contro le persone in attesa di ricevere aiuti nel governatorato di Rafah, nella parte meridionale di Gaza, presso un sito di distribuzione di aiuti gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation (GHF), sostenuta da Israele e dagli Stati Uniti, secondo quanto riporta il Ministero della Salute dell’enclave.
Secondo testimoni oculari e giornalisti locali, l’artiglieria e gli aerei da guerra israeliani hanno preso di mira la folla radunata nei pressi del centro di distribuzione di aiuti umanitari nei pressi della rotonda di Al-Alam, a ovest di Rafah.
Questa la “giustificazione” da parte del “morale” esercito dello Stato ebraico del terzo massacro, negli ultimi tre giorni, effettuato contro civili palestinesi (da notare che stavolta, rispetto a quanto accaduto in precedenza le IDF non hanno negato di aver aperto il fuoco): “Secondo le IDF – riporta il Times of Israel – , mentre folle di palestinesi si dirigevano verso il sito di distribuzione degli aiuti a Rafah attraverso percorsi organizzati, le truppe hanno individuato diversi sospetti che si avvicinavano, ma che non seguivano il percorso precedentemente approvato, a circa mezzo chilometro dal complesso degli aiuti. «Le forze hanno sparato colpi di avvertimento e, poiché non si sono disperse, hanno aperto il fuoco ulteriormente nei pressi di diversi sospettati che si erano avvicinati alle forze», ha dichiarato l’esercito”.
Martedì, la GHF ha annunciato l’apertura di un ulteriore punto di distribuzione degli aiuti, per la prima volta, anche nella Striscia di Gaza settentrionale, “nell’ambito del piano di espansione volto a facilitare l’accesso agli aiuti nelle regioni settentrionali – è scritto nella nota -. I dettagli sulle date di distribuzione e il meccanismo per ricevere gli aiuti saranno comunicati in seguito”.
Ma va anche ricordato che, in base a quanto riferisce oggi il Washington Post, il Boston Consulting Group, azienda che ha contribuito alla creazione della Gaza Humanitarian Foundation, ha annullato il contratto stipulato con la società americana a Gaza e ha ritirato i suoi dipendenti da Tel Aviv. Secondo il quotidiano, il mancato supporto del BCG potrebbe rendere difficile la continuazione delle attività della GHF.
Secondo Philippe Lazzarini, commissario generale dell’UNRWA, la distribuzione degli aiuti è diventata una trappola mortale. Dichiarazione del 1 giugno: “Decine di feriti e morti tra i civili affamati a causa degli spari di questa mattina. Questo secondo quanto riferito dai medici internazionali sul campo. Un punto di distribuzione del piano israelo-americano è stato posizionato molto a sud di Rafah. Questo sistema umiliante ha costretto migliaia di persone affamate e disperate a camminare per decine di chilometri verso un’area praticamente polverizzata a causa dei pesanti bombardamenti dell’esercito israeliano. La consegna e la distribuzione degli aiuti devono essere su larga scala e sicuri. A Gaza , questo può essere fatto solo attraverso le Nazioni Unite, compresa l’UNRWALo Stato di Israele deve revocare l’assedio e consentire alle Nazioni Unite un accesso sicuro e senza ostacoli per portare aiuti e distribuirli in sicurezza. Questo è l’unico modo per evitare la carestia di massa, anche tra un milione di bambini. Con narrazioni contrastanti e campagne di disinformazione in pieno svolgimento, i media internazionali devono essere autorizzati a entrare a Gaza per denunciare in modo indipendente le atrocità in corso, incluso l’atroce crimine di questa mattina”.