Israele intensifica operazioni contro Iran con l’eliminazione di leader chiave
Un attacco aereo mirato ha portato all’eliminazione di Ali Larijani, presidente del Consiglio di Sicurezza nazionale iraniano, durante il diciottesimo giorno di un’operazione militare contro l’Iran. La notizia, che segna un aumento delle tensioni tra Israele e Iran, ha portato il premier israeliano Benjamin Netanyahu ad affermare che ora «il popolo può abbattere gli ayatollah», riporta Attuale.
Secondo fonti, l’esercito israeliano ha ricevuto il via libera per colpire leader iraniani e membri della milizia Hezbollah non appena vengono individuati. I missili e le bombe sono stati dichiarati strumenti di combattimento a disposizione per decapitare la leadership nemica, senza dover attendere ulteriori ordini dal comando militare.
Larijani, considerato da molti l’«uomo chiave» dell’Iran dopo la morte della Guida suprema Ali Khamenei, era presente a un corteo per la “liberazione di Gerusalemme” quando è stato colpito. La TV di Stato IRIB lo aveva ripreso mentre parlava pubblicamente e si è trovato a poca distanza dall’esplosione di un missile.
Il suo omicidio è avvenuto dopo aver apparentemente collaborato con le forze di Hezbollah e nei giorni precedenti si era fatto notare per i suoi discorsi contro il presidente statunitense Donald Trump, ridicolizzando le sue azioni. Secondo le autorità israeliane, Larijani è morto insieme a un figlio e un braccio destro, e anche la sua morte è stata successivamente confermata da Teheran.
Un altro alto funzionario iraniano, Gholamreza Soleimani, comandante delle forze paramilitari Basij, è stato eliminato in un attacco distinto. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha commentato che i leader uccisi si sono riuniti all’inferno, sottolineando l’importanza strategica di queste eliminazioni per Israele.
Netanyahu ha dichiarato che la morte di Larijani rappresenta un’opportunità per la popolazione iraniana di rimuovere il regime attuale. Nel contempo, Trump ha ipotizzato che ci potrebbero volere due settimane per completare l’operazione, mentre deve affrontare le dimissioni del direttore del Centro nazionale antiterrorismo americano, Joe Kent, che ha messo in discussione la necessità della guerra, affermando che l’Iran non presentava una minaccia immediata.
La Repubblica Islamica, sotto la guida di Mojtaba Khamenei, ha indicato che non ci saranno trattative né cessioni, promettendo che la vera pace si avrà solo quando gli Stati Uniti e Israele saranno sconfitti. Khamenei non ha ancora effettuato apparizioni pubbliche dalla sua nomina e, sebbene il numero di missili e droni lanciati da Teheran stia diminuendo, i Paesi del Golfo e Israele continuano a vivere sotto la minaccia del terrorismo.
Come reazione, Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià, ha esortato gli iraniani a manifestare in piazza, mentre il governo accusa i dissidenti di essere agenti israeliani, segnalando un possibile imminente scrutinio sulle manifestazioni che si avvicinano al capodanno persiano.