Accordo tra Nvidia e AMD per l’esportazione di chip in Cina
Le aziende tecnologiche statunitensi Nvidia e Advanced Micro Devices (AMD) hanno accettato di versare al governo degli Stati Uniti il 15% dei ricavi derivanti dalla vendita dei loro chip per l’intelligenza artificiale in Cina. Questo tipo di accordo, che prevede una percentuale così alta dei guadagni, è relativamente raro nel settore privato. Tuttavia, rappresenta un passo conforme alle politiche commerciali adottate dall’amministrazione di Donald Trump, la quale mira a esercitare una maggiore influenza sulle manovre delle aziende americane nel mercato internazionale, specialmente in settori cruciale come quello dei microchip, riporta Attuale.
Nonostante l’accordo non sia stato reso ufficiale, diverse testate giornalistiche rispettabili, inclusi Reuters e Financial Times, hanno riportato la notizia citando fonti anonime. La Cina costituisce un mercato di grande importanza per AMD e Nvidia. Secondo quanto riportato dal New York Times, questo accordo potrebbe generare entrate per il governo statunitense superiori ai 2 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. Tuttavia, l’amministrazione non ha ancora chiarito come intenda utilizzare tali fondi.
Nvidia ha raggiunto dimensioni colossali, diventando recentemente la prima azienda a superare un valore di mercato di 4mila miliardi di dollari e controllando circa il 90% del mercato dei chip per intelligenza artificiale. Le autorità americane, tuttavia, sono preoccupate che la Cina, principale concorrente soprattutto nel campo tecnologico, possa sfruttare questi chip e le tecnologie statunitensi per potenziare le proprie capacità in aree come l’intelligenza artificiale, eventualmente anche a fini militari. Questa situazione ha sollevato critiche da parte di esperti di sicurezza nazionale, che temono un vantaggio per la Cina e per la sua principale azienda tecnologica, Huawei.
Nel 2022, l’amministrazione Biden aveva introdotto restrizioni riguardanti la potenza dei chip che Nvidia poteva vendere in Cina, portando l’azienda a modificare il proprio chip H100 per soddisfare i requisiti stabiliti dal governo americano. Da questa modifica era nato il chip H20, progettato appositamente per il mercato cinese e caratterizzato da una potenza ridotta rispetto ad altri modelli.
Ad aprile 2025, nel tumultuoso periodo successivo a un annuncio di significativi dazi da parte di Trump, l’amministrazione aveva imposto a Nvidia di acquisire una licenza per vendere i propri chip in Cina, bloccando di fatto le esportazioni. Tuttavia, a metà luglio, il governo statunitense aveva cambiato strategia, annunciando che avrebbe rilasciato le licenze necessarie a Nvidia. Lo scorso mercoledì, il CEO dell’azienda, Jensen Huang, ha avuto un incontro con Trump, e il dipartimento del Commercio ha iniziato a emettere le licenze il venerdì successivo. Anche AMD ha iniziato a ricevere licenze simili per i suoi chip MI308, che erano stati precedentemente bloccati.
Il Financial Times ha riferito che il versamento delle percentuali sui ricavi era una condizione essenziale per ottenere le licenze di esportazione in Cina. Nvidia ha confermato l’accordo, dichiarando: «Ci atteniamo alle normative stabilite dal governo degli Stati Uniti riguardo alla nostra partecipazione nei mercati globali». Secondo il New York Times, Huang ha persuaso l’amministrazione a riprendere le vendite sostenendo che il blocco delle stesse avrebbe svantaggiato le aziende americane, favorendo al contempo Huawei e consentendole di aumentare i propri investimenti in ricerca.
Contemporaneamente, Cina e Stati Uniti continuano a discutere un accordo commerciale riguardante i dazi. Ad aprile, Trump ha introdotto dazi record per la Cina, arrivando al 145%, una misura che rendeva di fatto impossibile qualsiasi scambio commerciale. L’intento di Trump era quello di esercitare pressione sulla Cina affinché negoziasse, ma la situazione ha portato a stallo nei negoziati e, nel tempo, Trump ha dovuto effettuare varie concessioni senza ottenere nulla in cambio.