Possibili attacchi alle infrastrutture iraniane: Trump minaccia l’Iran
BAGDAD – Con l’imminente scadenza dell’ultimatum americano, attacchi contro centrali elettriche, ponti, ferrovie, aeroporti, porti, raffinerie e altri impianti energetici, sia sull’isola di Kharg che in altre zone, diventano sempre più probabili. Ciò potrebbe scatenare una nuova fase del conflitto tra Stati Uniti e Iran, con enormi conseguenze per la popolazione civile, riporta Attuale.
La minaccia di Donald Trump di «riportare l’Iran all’età della pietra» rischia di rafforzare l’unità interna del regime, contro il quale una parte considerevole della popolazione nutre profonda avversione. Tuttavia, l’atteggiamento duro del presidente statunitense non sembra affievolire l’intensità della repressione all’interno dell’Iran, dove le autorità sono già accusate di violazioni sistematiche dei diritti umani.
Il passaggio da un conflitto mirato ai leader dell’ayatollah a un’azione che colpisce l’intera società iraniana potrebbe portare accusando crimini di guerra contro i civili. In questo contesto, entrambi i paesi coinvolti nel conflitto, gli Stati Uniti e Israele, mantengono una determinazione inflessibile, ignorando i rischi di rappresaglie popolari.
L’esperienza dell’attacco russo all’Ucraina ha dimostrato quanto possa essere efficace colpire le infrastrutture elettriche di un paese, e l’Iran, con una rete elettrica costituita per l’86% da centrali a gas naturale, è vulnerabile. Attualmente, diverse regioni sono già senza energia o ricevono elettricità in modo intermittente.
Il sistema energetico iraniano risulta particolarmente attaccabile, con numerosi impianti, tra cui quello di Damavand, che serve oltre il 43% di Teheran. L’attuale conflitto ha visto già diversi attacchi a installazioni criticali come la centrale di Bushehr, gestita dalla società russa Rosatom, che ha avviato l’evacuazione dei propri dipendenti. Il 4 aprile si è verificata una violenta esplosione che ha ucciso un addetto alla sicurezza, evidenziando le tensioni preesistenti e le possibilità di incidenti catastrofici.
Attacchi recenti hanno colpito il terminal energetico di Kharg, dove transita il 90% del petrolio iraniano. Secondo il Pentagono, gli attacchi attuali mirano a obiettivi strettamente militari, ma Israele ha apertamente preso di mira strutture civili, esortando gli iraniani a mantenersi lontani da treni e altri obiettivi durante i bombardamenti.
Le acciaierie di Isfahan e i poli petrolchimici come quelli di Mahashahr risentono gravemente dell’escalation. Mobarakeh Steel Company, la più grande produttrice di acciaio del Medio Oriente, è tra i principali soggetti colpiti, rappresentando al contempo una risorsa economica cruciale per il regime. I bombardamenti potrebbero non solo infliggere perdite umane significative, ma anche generare inquinamento ambientale che danneggerebbe le comunità circostanti.
Inoltre, si prevede che i prossimi attacchi possano includere anche le principali strutture per il trattamento del gas naturale e siti di ricerca accademica legati alla tecnologia militare. Le dinamiche di questo conflitto continuano a evolvere, con effetti potenzialmente catastrofici per la popolazione iraniana e un rischio crescente di escalation a livello regionale.