Odio social contro la studentessa bloccata a Dubai: la madre difende la figlia dalla cattiveria online

03.03.2026 11:35
Odio social contro la studentessa bloccata a Dubai: la madre difende la figlia dalla cattiveria online

Empoli, 3 marzo 2026 – Circa mille commenti su Facebook accompagnano il drammatico racconto di una studentessa empolese che si trova bloccata a Dubai a causa dei raid iraniani scatenati dall’attacco Usa-Israele. Non si tratta di messaggi di empatia o di sostegno, ma di frasi cariche di disprezzo e rancore. Guenda Di Dio Faranna, 19 anni, si trova a Dubai per motivi di studio (frequenta la scuola di lingue EC Dubai, ndr), ma questa scelta è sufficiente per attirare il giudizio cinico di molti. I commenti insultanti si sprecano.

L’odio social

Alcuni utenti si concentrano sull’aspetto economico del soggiorno negli Emirati Arabi: “Sono tutte studentesse dell’alta aristocrazia borghese”; “Chi lavora duramente per 1300 euro al mese al massimo va a Rimini nel mese più conveniente”; “Torna a casa con i tuoi soldi. Non sei in uno stato in guerra. Io lavoro e faccio fatica a comprare un biglietto per Dubai, figurati se posso pagarlo per te. Modaiola”. Si notano, inoltre, frasi offensive e allusive: “Studentessa. Dubai, tipico posto dove la gente va a studiare. Laureata su OnlyFans?”; “Adesso si chiamano studentesse…”

Una rabbia gratuita

L’odio espresso nei commenti è palpabile, e la madre di Guenda ha deciso di rispondere in modo educato ma fermo. “Leggo i commenti e resto sgomenta – esordisce Ilenia Borsini –. Mi chiedo dove sia finita l’umanità. Mia figlia ha 19 anni e in questo momento sta tremando sotto il rimbombo dei missili, l’ultimo stamani (ieri, ndr) alle 9, eppure c’è chi trova il tempo di criticare, di giudicare le nostre scelte, di sputare sentenze sui ‘soldi’ o sulla ‘colpa’ di averla mandata a studiare a Dubai”. Ilenia continua con una riflessione: “L’odio che leggo è il riflesso di un’invidia che toglie il respiro. Non vedete una ragazza spaventata, vedete solo un bersaglio per la vostra rabbia sociale. Ma lasciate che vi dica una cosa: il terrore non ha classe sociale. Il rumore di una bomba che fa vibrare i vetri è lo stesso per tutti, che tu sia in un palazzo di Dubai o in una strada di periferia. Avere avuto la possibilità di farle fare questo tipo di esperienza non ci rende meno umani, né rende la sua paura meno reale. Chi risponde al dolore di una madre con il rancore e la cattiveria ha già perso la propria battaglia con la vita. Invece di contare i passi degli altri, provate a contare i battiti del vostro cuore, se ancora ne avete uno che sa provare compassione. Io oggi non rispondo all’odio con l’odio, ma con la fierezza di chi protegge i propri figli e con la pena per chi, davanti a una guerra, riesce a vedere solo il portafoglio altrui”.

La voglia di raggiungere la figlia

Una madre pronta a difendere la figlia e decisa a raggiungerla appena possibile. “Ho appena riprogrammato il volo per andare da lei sabato, sempre che si possa fare”, dice. Attualmente, lo spazio aereo in Medio Oriente è chiuso e non ci sono certezze per la ripresa dei voli. Madre e figlia rimangono in contatto telefonico. “Si è spostata da un’amica che vive a Dubai e stamattina (ieri, ndr) l’ho sentita più tranquilla. Comunque – aggiunge la madre – ho molta fiducia nelle autorità e sull’efficienza della sicurezza. Cerco di trasmetterla anche a lei, ma non è facile. È giovane ed è normale che sia apprensiva”.

La vita a Dubai dopo le bombe

Guenda, nel frattempo, sta cercando di tornare alla normalità. “Fino al 4 marzo le lezioni vengono effettuate online”, spiega. Tuttavia, è evidente che la situazione nella città è tesa, come dimostra la riduzione del traffico: “Gli spostamenti sono molto limitati, non c’è il classico traffico di Dubai”, racconta. Superato il terrore iniziale, Guenda si fa forza e attende. “Sabato – dice – volevo tornare a casa, ora che la situazione si è calmata, forse vale la pena restare e completare il mio percorso di studi fino ad aprile, quando era programmato il rientro. Ma devo decidere, perché – confessa – non voglio far star male la mia famiglia”.

1 Comment

  1. Ma che mondo stiamo vivendo! È davvero triste vedere come le persone possano esprimere tanto odio anziché supporto in un momento così difficile. La paura non ha classe sociale, e chi giudica non capisce il reale terrore che stanno vivendo queste ragazze. Spero che Guenda possa tornare a casa presto e che la follia della guerra finisca.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere