Un appartamento nel Burj Khalifa, soldati generati dall’intelligenza artificiale, falsi profili di comandanti e presunti rapporti sul traffico di armi. Le campagne russe contro l’Ucraina cambiano continuamente storia e formato, ma puntano allo stesso risultato: convincere il pubblico dei Paesi europei e della NATO che sostenere Kyiv significhi finanziare corruzione, disordine militare o sprechi incontrollati.
Il loro strumento più efficace non è soltanto la menzogna. È la sua confezione: un sito che imita un giornale conosciuto, un video montato come un servizio televisivo, il nome di un istituto rispettato o un volto che sembra appartenere a una persona reale. La credibilità viene costruita prima ancora che il contenuto possa essere verificato.
Quando una voce prende l’aspetto di una notizia
Un’analisi pubblicata nell’aprile 2026 ha esaminato oltre 1.500 video e risorse web collegati alla rete Storm-1516. Circa il 40% dei materiali studiati era rivolto contro l’Ucraina e il presidente Volodymyr Zelensky; la portata complessiva dei contenuti pertinenti è stata stimata in oltre 66 milioni di utenti.
Il sistema combina documenti contraffatti, testimonianze inventate, presunte inchieste giornalistiche e filmati con personaggi creati artificialmente. I contenuti sono stati adattati in almeno 16 lingue. In 170 casi, inoltre, sono stati utilizzati i nomi o gli elementi visivi di testate realmente esistenti, così da presentare una falsificazione come se fosse il lavoro di una redazione indipendente.
La rete Doppelgänger, attiva dal 2022, ha imitato siti di pubblicazioni europee come Der Spiegel, Die Welt, Le Monde e Le Point. Altre operazioni hanno riprodotto nomi e grafica di BBC, Bloomberg, Politico ed Euronews. Per chi riceve il contenuto attraverso una rete sociale, il logo familiare può diventare una scorciatoia mentale: se la pagina sembra autentica, l’accusa appare già parzialmente verificata.
L’intelligenza artificiale rende il processo più rapido. Una stessa storia può essere riscritta per pubblici diversi, tradotta in più lingue e trasformata in un articolo, un filmato o una dichiarazione attribuita a una persona reale. La tecnologia non crea necessariamente le paure sfruttate dalle campagne — corruzione, costo della guerra, controllo delle armi — ma permette di confezionarle e distribuirle su scala industriale.
Il lusso presunto e l’accusa alla famiglia presidenziale
Una campagna del 4 e 5 giugno 2025 sosteneva che Zelensky avesse acquistato per la madre un appartamento nel grattacielo Burj Khalifa di Dubai, al prezzo di 3,2 milioni di dollari. Il racconto era stato confezionato anche come un servizio televisivo di Al Arabiya e poi diffuso attraverso le reti sociali.
Un rapporto interno dell’Agenzia russa per il design sociale, datato 9 giugno 2025, attribuiva alla campagna 86 milioni di visualizzazioni, di cui 21 milioni presso il pubblico anglofono. È una stima contenuta in quel rapporto, non una misurazione indipendente. Il messaggio puntava a raffigurare la leadership ucraina come un gruppo di funzionari che usa il sostegno occidentale per arricchirsi.
La stessa logica è stata applicata alla moglie del presidente ucraino, Olena Zelenska. Il 17 maggio 2026 l’agenzia statale russa RIA Novosti, citando fonti anonime, ha scritto che il Bureau nazionale anticorruzione dell’Ucraina e la Procura specializzata anticorruzione stavano preparando il suo arresto. Entrambe le istituzioni hanno smentito la notizia nello stesso giorno, dichiarando che non era in corso alcuna iniziativa procedurale nei suoi confronti. L’accusa ha comunque continuato a circolare attraverso canali informativi russi e reti sociali.
Una voce non deve essere dimostrata per produrre un effetto politico immediato. Può bastare a introdurre il sospetto, offrire argomenti a chi contesta gli aiuti e rendere più facile la diffusione della successiva accusa.
Soldati inventati, generali in conflitto
Un altro filone delle campagne presenta le forze armate ucraine come disorganizzate e attraversate da abusi. Il 13 maggio 2026 è stata individuata una serie di video falsificati nei quali persone presentate come militari della 28ª Brigata meccanizzata separata lamentavano l’assenza di rotazioni, rifornimenti insufficienti e il comportamento dei comandanti. I filmati, generati con l’intelligenza artificiale secondo le informazioni disponibili, sono stati diffusi da canali russi su Telegram.
Il 3 agosto una campagna analoga ha preso di mira la 66ª Brigata meccanizzata separata. Personaggi artificiali in uniforme ucraina sostenevano che un comandante avesse picchiato alcuni soldati e negato loro assistenza medica. L’indicazione precisa delle unità e l’uso delle uniformi dovevano dare alle accuse un’apparenza concreta e suggerire che i problemi fossero sistemici.
Dopo la nomina del maggior generale Mykhailo Drapaty a comandante in capo delle forze armate ucraine, il 22 luglio 2026, sono comparsi messaggi su presunti conflitti tra generali, controlli su vasta scala e lotte interne per il controllo dell’esercito. Alla fine di luglio è stato individuato su X un falso profilo che utilizzava il nome di Drapaty. Aveva raccolto alcune migliaia di seguaci e pubblicava dichiarazioni inventate, tra cui l’annuncio di una verifica generale delle forze armate.
Su Facebook e Threads sono stati diffusi contemporaneamente contenuti creati con l’intelligenza artificiale su presunti scontri pubblici tra Drapaty e il suo predecessore. Il tentativo era costruire l’immagine di una catena di comando instabile, divisa e incapace di organizzare efficacemente la difesa.
Il 28 e 29 gennaio 2026 erano già circolati racconti falsi su un grave conflitto tra Kyrylo Budanov e Valerii Zaluzhnyi, accompagnati da riferimenti a fonti anonime e presunti documenti segreti. Alcuni specialisti ucraini di sicurezza informatica hanno collegato quella campagna al tentativo di indebolire la fiducia in Budanov e rappresentare una spaccatura ai vertici del potere. Questa è la loro valutazione sull’operazione, non una prova indipendente dell’origine di ogni singolo contenuto.
La storia delle armi vendute
Nel febbraio e marzo 2026 risorse informative russe e canali collegati al regime iraniano hanno diffuso l’accusa secondo cui le armi occidentali consegnate all’Ucraina sarebbero finite sul mercato nero. Nello stesso periodo le autorità ucraine venivano accusate di corruzione e l’industria nazionale della difesa veniva descritta come inefficiente.
Il 12 marzo account filorussi hanno rilanciato un video contraffatto, costruito per sembrare una pubblicazione dell’americano Institute for the Study of War, o ISW. Il filmato affermava che l’Ucraina avesse venduto armi fornite dai partner occidentali e che quelle armi fossero poi arrivate a gruppi armati in Medio Oriente. Sosteneva inoltre che le proposte di Kyiv per aiutare gli alleati contro i droni iraniani servissero a nascondere lo scandalo.
ISW non aveva pubblicato quel materiale e le accuse non erano accompagnate da prove. Il nome dell’istituto e l’aspetto grafico della pubblicazione servivano a simulare un’analisi autorevole. In questo tipo di operazione il marchio non dimostra nulla: sostituisce però, agli occhi di una parte del pubblico, la verifica con la familiarità della fonte.
La posta in gioco riguarda direttamente i governi dei Paesi sostenitori. Se gli elettori vengono convinti che le armi siano incontrollate o che la corruzione renda inutile l’assistenza, ogni nuova decisione di finanziamento diventa più difficile da difendere.
Una struttura descritta da un’inchiesta
Il funzionamento di una parte del sistema è stato descritto il 21 ottobre 2026 da un’inchiesta di The Insider, basata su corrispondenza interna dell’Agenzia russa per il design sociale. Secondo l’inchiesta, Sergei Kiriyenko, primo vicecapo dell’amministrazione presidenziale russa, avrebbe un ruolo centrale nella direzione delle operazioni informative all’estero.
La stessa ricostruzione indica Alexander Kharychev come responsabile delle operazioni contro l’Ucraina e Sofia Zakharova come coordinatrice del lavoro rivolto al pubblico occidentale. L’attuazione pratica sarebbe affidata all’agenzia del polittecnologo russo Ilya Gambashidze, con la partecipazione di Nikolai Tupikin e di gruppi composti da giornalisti, analisti, grafici e specialisti delle reti sociali. Queste responsabilità sono riportate nei termini dell’inchiesta di The Insider e non costituiscono una verifica indipendente di ogni attribuzione.
La divisione dei compiti consente di adattare lo stesso obiettivo a pubblici diversi. In Ucraina le storie insistono su corruzione, fallimenti militari e lotte interne. Nei Paesi alleati si concentrano sul costo del sostegno, sul presunto traffico di armi e sull’inaffidabilità dei governi europei.
Tra gennaio 2025 e febbraio 2026, Storm-1516 avrebbe diffuso 34 affermazioni false riguardanti Francia e Germania. Le accuse sarebbero state riprese in circa 175.000 pubblicazioni e associate a 274 milioni di visualizzazioni su X. Tra i principali obiettivi figuravano il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, entrambi favorevoli alla prosecuzione degli aiuti militari a Kyiv.
Gli attacchi contro i leader europei completano quelli contro Zelensky e le forze armate ucraine. Da una parte si tenta di indebolire la credibilità di chi riceve gli aiuti; dall’altra si sottopongono i governi che li autorizzano a una pressione politica continua. La sfida, quindi, non riguarda soltanto la prossima smentita: finché resteranno operativi i finanziamenti, i profili, i siti imitativi e l’infrastruttura tecnica, la stessa accusa potrà riapparire con un altro logo, in un’altra lingua e con un nuovo volto artificiale.