Operazione militare israeliana nella base di Kiswah in Siria
Nella notte fra mercoledì e giovedì, l’esercito israeliano ha portato a termine un’operazione di terra nella base militare di Kiswah, situata a circa venti chilometri da Damasco, in Siria. L’incursione, durata alcune ore, rappresenta la prima operazione così profonda all’interno del territorio siriano dopo la fine del regime di Bashar al Assad, segnalando un cambiamento significativo nelle strategie militari israeliane, riporta Attuale.
Decine di soldati israeliani hanno fatto il loro ingresso nella base a bordo di elicotteri, mentre aerei da guerra israeliani hanno bombardato le aree circostanti per proteggere l’operazione, che non ha visto scontri diretti con le forze siriane. Questo attacco è stato preceduto da incursioni di droni nella zona di Kiswah, che hanno causato la morte di sei soldati siriani.
Israele sta conducendo attacchi in Siria fin dai primi giorni del nuovo governo di Ahmad al Sharaa, che era a capo del gruppo armato che ha rovesciato Assad alla fine dello scorso anno. Israele ha storicamente considerato il regime di Assad come un nemico, avendo combattuto tre guerre contro la Siria, ma continua a mantenere una posizione di sfiducia nei confronti del nuovo governo siriano. Dall’inizio della crisi, Israele ha cercato di sfruttare la debolezza della Siria per consolidare la sua posizione militare nelle zone di confine.
Le operazioni condotte da Israele in Siria negli ultimi mesi hanno mirato principalmente a distruggere armi e mezzi militari di cui il nuovo governo si è appropriato dopo la caduta del regime di Assad. Nonostante Israele non abbia fornito commenti sui motivi dell’ultima operazione, è possibile che essa rientri in un piano più ampio per indebolire la capacità militare siriana in vista di un potenziale «accordo di sicurezza» tra le due parti, progettato per stabilire le condizioni in cui Israele potrebbe smettere di bombardare la Siria. Domenica, al Sharaa aveva dichiarato che i colloqui erano a uno stadio avanzato.
Secondo Charles Lister, esperto di questioni siriane, dall’inizio della fine del regime di Assad, Israele ha condotto ben 954 bombardamenti e 421 operazioni di terra in territorio siriano.
Le operazioni precedenti si erano concentrate principalmente nella Siria meridionale, nelle vicinanze del confine israelo-siriano e delle alture del Golan, dove l’esercito israeliano ha occupato territori per creare una “zona cuscinetto” a protezione dei propri confini. Nonostante non ci siano state risposte militari da parte della Siria, il governo ha più volte denunciato queste aggressioni a livello internazionale.
Alcune delle recenti operazioni israeliane, come il bombardamento di Damasco a luglio, sono state giustificate dall’intento di proteggere la minoranza drusa nel sud della Siria, coinvolta in scontri con gruppi jihadisti e forze di sicurezza siriane. Il governo israeliano mantiene relazioni molto strette con la comunità drusa.
Le trattative in corso tra Siria e Israele per un presunto «accordo di sicurezza» non sono state ampiamente divulgate. Tuttavia, secondo fonti citate da funzionari informati, le richieste israeliane avrebbero incluso la creazione di una zona demilitarizzata tra Damasco e il confine israele, la protezione della minoranza drusa tramite un “corridoio umanitario” e impegni affinché la Turchia non fornisca armi al governo siriano.