Orban cerca di aggirare le sanzioni statunitensi sul petrolio russo

25.10.2025 18:00
Orban cerca di aggirare le sanzioni statunitensi sul petrolio russo
Orban cerca di aggirare le sanzioni statunitensi sul petrolio russo

Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha dichiarato che Budapest sta cercando un modo per aggirare le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro le compagnie petrolifere russe. In un’intervista del 24 ottobre 2025, Orban ha affermato di aver discusso la questione con la compagnia petrolifera ungherese MOL, aggiungendo: «Stiamo lavorando su come aggirare queste sanzioni». Le misure americane, introdotte dal presidente Donald Trump, mirano a costringere Mosca ad accettare un accordo di pace nella guerra contro l’Ucraina.

Pressione delle sanzioni di Washington

Le sanzioni colpiscono i principali produttori russi di energia, tra cui Lukoil e Rosneft, insieme alle loro controllate. Tutte le società con oltre il 50% di partecipazione diretta o indiretta sono automaticamente soggette al blocco. Gli asset e gli interessi detenuti negli Stati Uniti o sotto controllo americano vengono congelati, e qualsiasi transazione con soggetti sanzionati è vietata senza licenza speciale.

Dipendenza energetica e rischio politico

Le raffinerie della MOL in Ungheria e Slovacchia, con una capacità complessiva di 14,2 milioni di tonnellate all’anno, dipendono fortemente dal greggio russo trasportato tramite l’oleodotto Druzhba. Nel 2024, la società ha già affrontato difficoltà quando l’Ucraina ha imposto sanzioni contro Lukoil. Nonostante i ripetuti appelli dell’Unione Europea a diversificare le fonti energetiche, Budapest continua a importare circa 5 milioni di tonnellate di petrolio russo l’anno, oltre 400.000 tonnellate al mese.

Strategia elettorale e calcoli economici

Orban punta a mantenere la stabilità dei prezzi dell’energia in vista delle elezioni parlamentari del 2026, sfruttando il basso costo del greggio russo per rafforzare il consenso interno. L’accesso a energia a prezzi ridotti consente al governo di sostenere la narrativa della “protezione sociale” in un momento in cui l’opposizione del movimento Tisza sta guadagnando terreno.

Rifiuto della diversificazione energetica

A settembre, Trump ha invitato Orban a cessare gli acquisti di petrolio russo, ma il premier ungherese ha respinto l’appello. Il ministro degli Esteri Peter Szijjarto ha giustificato la decisione citando “ragioni geografiche e fisiche” e definendo la Russia un “partner affidabile”. L’Ungheria dispone di un’alternativa tecnica attraverso l’oleodotto Adria, collegato al terminale croato di Omisalj, ma non utilizza appieno questa rotta.

Conseguenze geopolitiche

La politica energetica di Budapest rafforza la dipendenza economica e politica dal Cremlino e mina la sicurezza energetica nazionale. Continuando ad acquistare petrolio russo, l’Ungheria contribuisce indirettamente al finanziamento della macchina bellica russa, alimentando le divisioni interne all’UE sulla linea da adottare verso Mosca. Ciò offre a Mosca un ulteriore strumento di pressione per indebolire la coesione europea sulla guerra in Ucraina.

1 Comments

  1. Una cosa incredibille! Orban sembra più preoccupato di mantenere i prezzi bassi che della sicurezza energetica del suo paese. Ma davvero, a che punto siamo arrivati? Neanche le sanzioni riescono a fermare questa dipendenza dal petrolio russo… Non si può continuare così, la situazione è insostenibile!

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