Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha intensificato lo scontro politico con l’Ucraina dichiarando che Budapest utilizzerà “la forza” per ottenere la ripresa del transito di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba. La dichiarazione, diffusa anche attraverso il suo profilo ufficiale su X, segna un nuovo punto di tensione nei rapporti tra i due Paesi mentre l’Europa orientale affronta una delicata fase di sicurezza energetica.
“Vinceremo. E vinceremo con la forza. Abbiamo strumenti politici e finanziari e con essi costringeremo gli ucraini a ripristinare incondizionatamente e il più rapidamente possibile il funzionamento dell’oleodotto Druzhba”, ha affermato il premier ungherese, secondo quanto riportato nel messaggio pubblicato su Viktor Orbán su X.
Il governo ungherese accusa Kiev di ostacolare le forniture energetiche regionali, mentre le autorità ucraine sottolineano che l’interruzione del transito è avvenuta dopo un attacco con droni russi contro infrastrutture energetiche alla fine di gennaio 2026. La disputa si inserisce in un contesto più ampio di tensioni politiche tra Budapest e Kiev negli ultimi mesi.
L’oleodotto Druzhba al centro della disputa energetica
L’oleodotto Druzhba rappresenta una delle principali arterie di approvvigionamento petrolifero dell’Europa centrale e orientale, collegando i giacimenti russi con raffinerie in diversi Paesi dell’Unione europea. L’interruzione delle forniture ha avuto ripercussioni immediate sui mercati regionali e ha alimentato un acceso dibattito politico.
Budapest sostiene che il ripristino del transito sia una necessità economica e energetica per la stabilità del Paese. Tuttavia, la retorica utilizzata dal governo ungherese ha suscitato reazioni critiche tra analisti e osservatori europei, che vedono nelle dichiarazioni di Orbán un’escalation diplomatica inusuale tra due Paesi partner nella regione.
Secondo quanto riferito da fonti mediatiche europee, tra cui la ricostruzione della crisi del transito petrolifero pubblicata da Eurointegration, il premier ungherese ha ribadito che Budapest non accetterà compromessi sulla questione energetica e continuerà a esercitare pressione politica per la riapertura del corridoio petrolifero.
Dipendenza energetica e tensioni all’interno dell’UE
La disputa evidenzia anche un problema strutturale che continua a dividere l’Unione europea: la dipendenza residua da energia proveniente dalla Russia. Nonostante gli sforzi di Bruxelles per ridurre l’importazione di petrolio e gas russi dopo l’invasione dell’Ucraina, alcuni Paesi dell’Europa centrale rimangono legati a infrastrutture costruite durante il periodo sovietico.
Per Budapest, il petrolio proveniente dalla Russia rappresenta ancora una componente rilevante del sistema energetico nazionale. Per Kiev e per diversi governi europei, invece, mantenere tali flussi finanziari verso Mosca rischia di rafforzare le capacità economiche del Cremlino nel pieno della guerra contro l’Ucraina.
In questo contesto, il dibattito sull’oleodotto Druzhba non riguarda soltanto una questione tecnica di transito energetico, ma riflette una più ampia divisione strategica all’interno dell’Europa su come gestire le relazioni con Mosca e garantire la sicurezza energetica del continente.
Pressioni politiche alla vigilia delle elezioni ungheresi
Le dichiarazioni di Orbán arrivano inoltre a poche settimane dalle elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile 2026, considerate tra le più competitive degli ultimi anni. Diversi analisti ritengono che il tema energetico e la retorica sulla sicurezza nazionale possano diventare elementi centrali della campagna elettorale.
La narrativa di un confronto con un “avversario esterno” è stata spesso utilizzata nella politica interna ungherese per mobilitare l’elettorato e rafforzare il consenso attorno al governo. In questo quadro, la crisi del Druzhba potrebbe trasformarsi da questione energetica in un simbolo politico della campagna.
Il caso evidenzia inoltre come la dipendenza da infrastrutture energetiche costruite decenni fa continui a generare frizioni geopolitiche. Finché Paesi come Ungheria e Slovacchia resteranno collegati alle reti di approvvigionamento russe, Mosca manterrà potenzialmente leve di influenza nel cuore dell’Europa orientale.