Otto Stati membri dell’Unione europea – Belgio, Francia, Grecia, Ungheria, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia e Spagna – continuano a importare gas dalla Russia, sia attraverso gasdotti che tramite acquisti di gas naturale liquefatto (GNL). Lo ha dichiarato il 19 settembre la portavoce per l’energia della Commissione europea, Anna-Kaisa Itkonen, sottolineando che Bruxelles non dispone di dati certi sull’uso finale di queste forniture.
Pressioni dagli Stati Uniti e richieste di Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha intensificato le critiche nei confronti degli alleati europei, accusandoli di non fare abbastanza per interrompere i flussi energetici da Mosca. Il 13 settembre ha chiesto ai Paesi della NATO di fermare completamente le importazioni di petrolio russo e di introdurre dazi compresi tra il 50% e il 100% sui beni provenienti da Cina e India. Due giorni dopo ha definito le sanzioni europee contro la Russia “troppo deboli”, aumentando così la pressione su Bruxelles e sulle principali capitali europee.
Il nuovo pacchetto di sanzioni dell’UE
La Commissione europea ha approvato il 19° pacchetto di sanzioni il 19 settembre, includendo la proposta di vietare le importazioni di GNL russo a partire dal 1° gennaio 2027, un anno prima rispetto alla scadenza precedentemente stabilita. Già nel giugno 2023 l’UE aveva adottato il 14° pacchetto di misure, chiudendo i porti comunitari al transito di GNL russo destinato a Paesi terzi.
Dipendenza energetica e rischi strategici
Nel 2024 gli Stati membri hanno importato 22 miliardi di metri cubi di GNL russo, con un aumento del 19% rispetto al 2023. Nello stesso anno l’export via gasdotto dalla Russia verso l’Europa ha raggiunto 32,1 miliardi di metri cubi, ma nel 2025 la cifra è scesa a circa 16 miliardi, pari a un decimo dei volumi di picco. Nonostante il calo, la quota del GNL russo sul mercato europeo ha superato il 20%, con Belgio, Francia e Spagna tra i principali acquirenti. Questi introiti restano fondamentali per il bilancio russo e contribuiscono a finanziare la guerra in Ucraina.
Divisioni interne nell’UE e ruolo degli Stati Uniti
Alcuni Paesi europei considerano il gas russo un mezzo per ridurre i costi di produzione e mantenere la competitività delle proprie industrie. Tuttavia, ciò rafforza la dipendenza da Mosca e alimenta la capacità del Cremlino di esercitare pressione politica sull’Europa. Ungheria e Slovacchia, in particolare, continuano a sostenere il transito del gas russo attraverso l’Ucraina, motivando la scelta con la necessità di garantire energia a basso costo. Ma la linea di Washington e l’interesse di Trump a incrementare l’export di GNL statunitense potrebbero modificare la posizione dei premier Viktor Orbán e Robert Fico, costringendoli a scegliere tra la dipendenza dalla Russia e nuovi accordi energetici con gli Stati Uniti.