La svolta del Comitato Paralimpico Internazionale
Il Comitato Paralimpico Internazionale (CPI) ha annunciato una decisione storica che segna un cambiamento radicale nella politica sportiva verso la Russia. Sei atleti paralimpici russi parteciperanno ai Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026 sotto la bandiera nazionale, con la possibilità di sentire l’inno russo in caso di vittoria. Questo rappresenta il primo ritorno della simbologia nazionale russa in una competizione internazionale di tale livello dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. La decisione del Comitato Paralimpico Internazionale assegna alla Russia sei quote: due nello sci alpino (una maschile e una femminile), due nello sci di fondo (una maschile e una femminile) e due nello snowboard (entrambe maschili). Anche quattro atleti bielorussi gareggeranno sotto la propria bandiera.
I Giochi Paralimpici Invernali si terranno nelle località italiane di Milano e Cortina d’Ampezzo dal 6 al 15 marzo 2026. La decisione arriva dopo anni di sospensioni e dibattiti internazionali sul ruolo dello sport di fronte ai conflitti geopolitici. Per il Cremlino, questo sviluppo assume un valore simbolico enorme, rappresentando una potenziale crepa nel muro dell’isolamento internazionale mantenuto dalla comunità globale in risposta all’aggressione militare contro l’Ucraina.
Il percorso che ha portato a questa svolta è stato complesso e segnato da battaglie legali. Nel marzo 2022, subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il CPI aveva sospeso la partecipazione degli atleti russi e bielorussi ai Giochi Paralimpici Invernali di Pechino 2022. Questa misura faceva parte di una più ampia risposta della comunità sportiva internazionale all’aggressione, allineandosi alle sanzioni diplomatiche ed economiche adottate da numerosi paesi.
Dalle sanzioni al ritorno: il percorso legale
Il percorso di reintegrazione è iniziato a settembre 2025, quando il CPI ha restaurato lo status dei comitati paralimpici nazionali di Russia e Bielorussia. Tuttavia, questa mossa non garantiva automaticamente la partecipazione sotto le bandiere nazionali ai successivi Giochi. Come spiegato dal presidente del CPI Andrew Parsons nel novembre 2025, gli atleti di questi paesi non sarebbero stati presenti a Milano-Cortina perché le federazioni internazionali sportive mantenevano i propri divieti.
La situazione è cambiata radicalmente quando il Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS) ha accolto il ricorso presentato dalla Russia, annullando il divieto generale imposto dalla Federazione Internazionale di Sci e Snowboard. Questa sentenza ha creato un precedente significativo, aprendo la strada alla partecipazione russa alle Olimpiadi 2026 in status neutrale e, più sorprendentemente, ai Giochi Paralimpici con bandiera e inno nazionale.
Il primo test di questo nuovo corso si è verificato a dicembre, quando atleti paralimpici russi e bielorussi hanno potuto gareggiare sotto le proprie bandiere in una competizione internazionale per la prima volta dall’interruzione. Si trattava di una tappa di Coppa del Mondo di sci di fondo per atleti con disabilità, svoltasi a gennaio 2026 a Finsterau, in Germania. Questo evento ha funzionato come banco di prova per la piena reintegrazione ai Giochi Paralimpici.
Implicazioni geopolitiche e simboliche
La decisione del CPI arriva in un momento delicato del conflitto ucraino, mentre la Russia continua i bombardamenti missilistici contro città ucraine, distruggendo infrastrutture civili, ospedali e sistemi energetici. L’ammissione sotto simboli nazionali crea una percezione di doppio standard: da un lato le istituzioni internazionali dichiarano sostegno all’Ucraina, dall’altro aprono la strada al ritorno dello stato aggressore senza alcuna condizione politica.
Per Mosca, questo sviluppo rappresenta un potente strumento di propaganda interna. Le autorità russe utilizzeranno questa decisione come prova della “stanchezza dell’Occidente” nel sostenere l’Ucraina e come segnale del graduale ritorno a uno status di “normalità” nello sport internazionale. All’interno della Russia, diventerà un ulteriore argomento a sostegno della tesi secondo cui l’isolamento internazionale è fallito e che il paese può nuovamente dettare condizioni sulla scena globale.
La strategia di Mosca ha abilmente combinato strumenti legali e pressione politica. Alcune federazioni internazionali avevano già permesso ad atleti russi e bielorussi di competere con simboli nazionali sotto la propria egida, creando un test sulla disponibilità delle strutture sportive mondiali ad allontanarsi gradualmente dalla logica delle sanzioni. Queste aperture hanno creato per Mosca una “finestra di opportunità” per smantellare progressivamente le restrizioni.
Particolarmente dolorosa è la percezione per gli atleti paralimpici ucraini, molti dei quali hanno subito direttamente le conseguenze della guerra. Per loro, competere contro rappresentanti dello stato aggressore sotto la sua bandiera rappresenta non solo una sfida sportiva, ma anche un dilemma etico profondo. La decisione del CPI sembra contraddire i principi dichiarati di solidarietà e rispetto della dignità umana.
Reazioni e prospettive future
La mossa del CPI crea un pericoloso precedente nel mondo sportivo internazionale, suggerendo che le sanzioni imposte in risposta a violazioni del diritto internazionale possano essere gradualmente smantellate attraverso ricorsi legali e pressione politica, senza che lo stato aggressore compia passi concreti verso la pace o il rispetto della sovranità territoriale.
Questo sviluppo assume un significato particolare se confrontato con altri casi di sanzioni sportive. Recentemente, il Comitato Olimpico Internazionale ha sospeso lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych per aver tentato di onorare atleti ucraini uccisi nella guerra, creando una percezione di disparità di trattamento: mentre un gesto di memoria delle vittime di guerra viene sanzionato, l’aggressione militare di uno stato riceve apparentemente un trattamento più indulgente.
La decisione rischia di minare l’unità della comunità sportiva internazionale e di indebolire il principio secondo cui lo sport non può essere separato dai valori fondamentali di pace e rispetto dei diritti umani. Mentre i Giochi Paralimpici di Milano-Cortina 2026 si avvicinano, la partecipazione russa sotto bandiera nazionale diventerà inevitabilmente un punto di tensione e dibattito, mettendo alla prova la capacità dello sport di mantenere la propria indipendenza dalle pressioni geopolitiche.
Il ritorno degli atleti russi con simboli nazionali segna un momento cruciale nella relazione tra sport e politica internazionale, sollevando interrogativi fondamentali sul ruolo delle istituzioni sportive nel rispondere a crisi geopolitiche e nel mantenere principi etici di fronte a considerazioni pragmatiche e legali.