Pellegrinaggio interreligioso a Srebrenica: 30 anni dopo il genocidio del 1995

22.10.2025 18:35
Pellegrinaggio interreligioso a Srebrenica: 30 anni dopo il genocidio del 1995

Pellegrinaggio interreligioso a Srebrenica: una memoria da preservare

ROMA – Mantenere viva la memoria e promuovere consapevolezza sui rischi dell’odio, del razzismo e delle divisioni etniche: è questo lo spirito di un pellegrinaggio interreligioso a Srebrenica, che prenderà il via domani, 23 ottobre, con tappe anche a Mostar e a Sarajevo, riporta Attuale.

A promuovere l’iniziativa, in Bosnia Erzegovina, a 30 anni dal genocidio del 1995, sono la Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana (Focsiv) e l’Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii). Il pellegrinaggio coinvolgerà comunità e partecipanti sia cristiani sia musulmani, supportato localmente dall’Istituto pace sviluppo innovazione delle Acli (Ipsia), un’organizzazione non governativa che opera in Bosnia dal 1997.

Il gruppo di pellegrini arriverà a Sarajevo dall’Italia, con voli da Roma e da Bergamo, nel pomeriggio di domani, giovedì 23. Seguirà una visita a Mostar e, nella capitale bosniaca, sono previsti passaggi in vari luoghi di culto e memoria, tra cui la cattedrale cattolica del Sacro Cuore, la cattedrale ortodossa della Natività della Santissima Madre di Dio, la moschea di Gazi Husrev-beg e la sinagoga ashkenazita.

Sabato 25 ottobre è previsto un seminario dal titolo “Chi difende il diritto internazionale?”, organizzato in collaborazione con il Consiglio delle religioni di Sarajevo e ospitato nella biblioteca di Gazi Husrev-beg. Parteciperanno rappresentanti di Focsiv e Ucoii, il professor Marco Mascia dell’Università di Padova e del Centro studi “Antonio Papisca”, insieme a importanti figure religiose come Mustafa Ceric, Gran mufti della Bosnia Erzegovina, monsignor Luigi Bressan, vescovo emerito di Trento, e Hrizostom Jevic, arcivescovo ortodosso di Sarajevo.

I pellegrini si sposteranno poi a Srebrenica per visitare il Memoriale, nella frazione di Potocari, nei luoghi dove, nel luglio 1995, furono massacrate almeno 8.372 persone, per lo più ragazzi e uomini bosgnacchi. Questo evento è stato definito “il genocidio più breve di sempre” dalla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Prima di tornare in Italia, nel quinto giorno del pellegrinaggio, i partecipanti visiteranno anche il Tunnel di Sarajevo, creato sotto la pista dell’aeroporto per collegare la città assediata con il resto della Bosnia, in un’area neutrale stabilita dalle Nazioni Unite.

Gli organizzatori dell’iniziativa ricordano: “Le violenze furono perpetrate da unità dell’esercito della Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina, guidate dal generale Ratko Mladic, condannato all’ergastolo dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, in quella che nel 1993 era stata dichiarata dall’Onu ‘zona protetta’ e che si trovava sotto la tutela di un contingente olandese.”

Secondo Ivana Borsotto, presidente di Focsiv, “in un momento storico segnato da conflitti armati che causano vittime anche e soprattutto tra i civili, dall’Ucraina al Sudan al Medio Oriente, il pellegrinaggio sarà un’occasione per interrogarsi sulle ragioni dell’odio e sul rispetto ineludibile del diritto internazionale”. Borsotto sottolinea l’importanza di scongiurare il rischio di nuovi genocidi, evidenziando la situazione critica della Striscia di Gaza, che attualmente cerca una tregua incerta. “Questo è un dovere morale per la comunità internazionale”, afferma.

Yassine Baradai, segretario nazionale di Ucoii, ricorda che “dopo l’eccidio in Bosnia, molti in Occidente si chiesero sull’efficacia dei ‘mai più’ che seguirono la Seconda guerra mondiale”. Secondo il responsabile, questo impegno non è stato mantenuto in modo adeguato: “Si è scivolati verso nuovi conflitti sanguinosi, fino a quelli attuali in Gaza, che hanno creato una fragile pausa, ma non rassicurante”.

Baradai conclude guardando al futuro: “Speriamo di vedere quel che resta del ‘Tunnel della speranza’, che simbolicamente collega il passato di Sarajevo alla realtà di Gaza, elevando le nostre preghiere affinché non dobbiamo mai più trovare rifugio nella terra per sopravvivere”.

Marco Calvetto, presidente di Ipsia, denuncia: “Oggi, a 30 anni da Srebrenica, le memorie vengono nascoste. Se vogliamo immaginare un futuro, dobbiamo dare spazio alla memoria storica; è fondamentale tornare a parlare di Srebrenica e Bosnia Erzegovina, visitare quei luoghi, ascoltare e vedere”.

1 Comment

  1. Non capisco come si possano dimenticare simili atrocità. È fondamentale che la memoria di ciò che è successo a Srebrenica resti viva! Le divisioni e l’odio non devono mai più ripetersi. Speriamo che questo pellegrinaggio possa realmente fare la differenza.

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