Perché la Norvegia occupa improvvisamente una posizione centrale nel radar dell’intelligence russa? La risposta emerge dall’allarme lanciato il 6 febbraio 2026 dal servizio di sicurezza interno norvegese, il Police Security Service, che segnala un’intensificazione delle attività di spionaggio legate a Mosca sul territorio nazionale e lungo l’asse artico. L’aumento delle operazioni coincide con il rafforzamento del ruolo norvegese nel sostegno militare all’Ucraina e nella difesa del fianco nord dell’Alleanza atlantica.
Secondo la valutazione delle autorità, l’attenzione dei servizi russi si concentra su immobili, snodi logistici e infrastrutture collegate all’assistenza militare a Kyiv, oltre che sulle esercitazioni condotte nei poligoni norvegesi da forze alleate. Questo schema indica una raccolta sistematica di dati operativi e infrastrutturali, funzionale a eventuali azioni di pressione o sabotaggio in scenari di crisi.
La minaccia non si limita alla sorveglianza tradizionale. Le autorità norvegesi ritengono che la mappatura delle infrastrutture critiche possa avvenire attraverso mezzi civili, in particolare il traffico marittimo commerciale, facilmente adattabile all’installazione di sensori e apparati di intelligence. È in questo contesto che Oslo ha reso pubblica la valutazione sull’aumento delle operazioni russe, resa nota anche da un’analisi sulle attività di spionaggio intensificate.
Il quadro che emerge porta a una conclusione netta: la Norvegia non è un bersaglio secondario, ma un nodo strategico in una competizione più ampia che coinvolge sicurezza europea, deterrenza militare e controllo delle rotte settentrionali.
Il fattore artico tra deterrenza nucleare ed energia
Perché l’Artico è diventato un teatro così sensibile? La regione rappresenta un pilastro della deterrenza nucleare e un corridoio essenziale per le capacità militari del Russia. Il controllo informativo su quest’area consente di ottenere vantaggi tattici e strategici nei confronti dei Paesi della NATO, soprattutto in uno scenario di crescente confronto.
Il valore dell’Artico non è solo militare. Il suo piattaforma continentale ospita ingenti riserve di gas e petrolio, risorse considerate vitali per l’economia russa in un contesto di sanzioni prolungate. Garantire l’accesso e la protezione di questi asset diventa quindi una priorità, così come monitorare infrastrutture concorrenti e flussi energetici alternativi.
In questo quadro, la Norvegia assume un ruolo chiave come principale fornitore europeo di gas via pipeline e come Paese dotato di una rete portuale e marittima avanzata. L’interesse russo verso le acque norvegesi e le comunicazioni sottomarine si inserisce in una strategia di raccolta dati su cavi, gasdotti e movimenti navali alleati.
La conclusione che traggono gli analisti è chiara: l’Artico non è un fronte periferico, ma uno spazio centrale nella competizione geopolitica, dove informazione, energia e deterrenza si sovrappongono.
Dalla sorveglianza al rischio di sabotaggio
Qual è il livello reale della minaccia? Le autorità norvegesi avvertono che l’attività di intelligence può evolvere rapidamente in azioni più aggressive. Un precedente significativo risale all’aprile 2025, quando un attacco informatico attribuito a gruppi legati a Mosca ha preso di mira una delle maggiori dighe del Paese, arrivando all’apertura non autorizzata delle paratoie e creando il rischio concreto di una catastrofe industriale.
Questo episodio ha rafforzato le preoccupazioni su possibili attacchi cyber contro i sistemi di controllo delle infrastrutture critiche, incluse reti elettriche, impianti idrici e snodi logistici. Particolare attenzione è rivolta anche ai collegamenti sottomarini per telecomunicazioni e trasporto del gas, considerati vulnerabili a operazioni clandestine.
Il ricorso a navi civili per attività di osservazione e mappatura rappresenta un ulteriore elemento di rischio. Secondo le valutazioni di sicurezza, unità apparentemente commerciali possono raccogliere dati sensibili su porti, fondali e installazioni costiere, preparando il terreno per eventuali operazioni di disturbo o sabotaggio in mare e lungo le coste.
Da qui discende una conclusione operativa: la linea di demarcazione tra pace e crisi si assottiglia, e la prevenzione richiede un monitoraggio continuo e integrato di domini marittimi, digitali e terrestri.
Una strategia che va oltre la Norvegia
L’aumento dell’attività russa è un fenomeno isolato o parte di un disegno più ampio? Per Oslo la risposta è evidente. Le operazioni di intelligence nel Nord Europa e nell’Artico si inseriscono in una strategia di lungo periodo volta a ridefinire l’equilibrio internazionale e ad ampliare la sfera di influenza del Cremlino.
Le preoccupazioni norvegesi sono accentuate anche dal contesto internazionale, segnato da una riduzione della cooperazione statunitense con alcune istituzioni multilaterali. Questo scenario, secondo gli analisti, potrebbe incoraggiare comportamenti più assertivi da parte di Mosca, convinta di avere maggiori margini di manovra.
In tale prospettiva, la Norvegia viene percepita come un anello critico: sostenitore attivo dell’Ucraina, pilastro energetico per l’Europa e attore militare impegnato nel rafforzamento delle proprie forze armate e delle operazioni alleate. La vigilanza sulle attività navali russe nelle acque circostanti diventa quindi una priorità strategica.
Il quadro complessivo porta a un’ultima considerazione: ciò che accade nel Nord non riguarda solo la sicurezza nazionale norvegese, ma l’intera architettura di stabilità euro-atlantica, messa alla prova da una competizione sempre più sistemica.
Incredibile, la Norvegia al centro dell’attenzione russa! Ma perché proprio ora? Non è che stiamo preparando qualcosa di grosso in Europa? La situazione è davvero preoccupante, soprattutto per noi che ci crediamo nella stabilità. Eppure, il Nord è sempre stato un crocevia di tensioni…