La Russia trasferisce allo Stato 123 immobili dei Testimoni di Geova

04.08.2026 14:25
La Russia trasferisce allo Stato 123 immobili dei Testimoni di Geova
La Russia trasferisce allo Stato 123 immobili dei Testimoni di Geova

Un tribunale di Mosca ha disposto il trasferimento alla proprietà dello Stato di 123 immobili precedentemente collegati ai Testimoni di Geova. Il provvedimento riguarda 63 edifici residenziali e commerciali, per una superficie complessiva superiore a 11 mila metri quadrati, e 60 terreni che si estendono su circa 5,6 ettari. Gli oggetti si trovano in diverse regioni della Russia ed erano stati registrati come proprietà della filiale svedese dell’organizzazione religiosa.

La decisione, riferita il 3 agosto 2026 dai media, si inserisce nella campagna avviata dalle autorità russe quasi dieci anni fa contro la confessione. La vicenda è stata ricostruita anche da Polskie Radio 24.

Il provvedimento del tribunale di Mosca

Secondo le informazioni disponibili, il giudice ha contestato la validità di precedenti trasferimenti di proprietà e ha ordinato l’acquisizione degli immobili da parte dello Stato. Il patrimonio comprende abitazioni, strutture commerciali e appezzamenti di terreno. La decisione non riguarda quindi un singolo edificio, ma un insieme di beni distribuiti in varie parti del Paese.

Gli immobili erano stati associati all’organizzazione dei Testimoni di Geova e risultavano formalmente intestati alla sua struttura svedese. Il procedimento ha così coinvolto anche una persona giuridica straniera, privata dei beni detenuti in Russia. Il trasferimento segue altri provvedimenti con cui le autorità hanno sciolto le strutture locali della confessione e ne hanno sequestrato il patrimonio.

La messa al bando del 2017

Nell’aprile 2017 la Corte Suprema russa aveva definito i Testimoni di Geova un’organizzazione «estremista». La sentenza aveva disposto la liquidazione del Centro amministrativo e di quasi 400 comunità locali, oltre alla confisca dei loro beni. La confessione, una denominazione cristiana nota per la predicazione porta a porta, il rifiuto del servizio militare e il principio di neutralità politica, era stata così inserita nel quadro normativo russo sull’estremismo.

Dopo il divieto, centinaia di membri della comunità sono stati sottoposti a procedimenti penali. Le accuse hanno riguardato anche persone che avevano continuato a partecipare a riunioni religiose, a studiare la Bibbia o a condividere la propria fede. Nel materiale disponibile si riferisce che diversi imputati hanno ricevuto condanne detentive effettive.

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo

Nel giugno 2022 la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva giudicato illegittimo il divieto imposto nel 2017. Secondo la Corte, la misura russa aveva violato i diritti alla libertà di religione, di associazione e di espressione. La sentenza chiedeva inoltre alla Russia di interrompere i procedimenti penali, liberare le persone detenute e restituire i beni confiscati oppure versare un risarcimento significativo.

Le autorità russe non hanno dato seguito a quelle indicazioni. I procedimenti contro membri della comunità sono proseguiti e il patrimonio dell’organizzazione è rimasto esposto a ulteriori decisioni giudiziarie. La confisca dei 123 immobili rappresenta l’ultimo passaggio riferito nella vicenda e conferma la distanza tra il provvedimento del tribunale di Mosca e gli obblighi indicati dalla Corte europea.

La proprietà della filiale svedese è stata richiamata nel procedimento come elemento centrale per contestare gli atti con cui i beni erano stati trasferiti all’organizzazione. Il caso riguarda quindi sia la libertà di culto dei membri della confessione sia la sorte di immobili intestati a una struttura con sede fuori dalla Russia.

La decisione arriva mentre in Russia restano in vigore la qualificazione dei Testimoni di Geova come organizzazione «estremista» e le conseguenze patrimoniali e penali derivate da quella classificazione. Per la comunità, il nuovo provvedimento si traduce nella perdita di edifici e terreni già utilizzati o collegati alle sue attività nel Paese.

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