Il 24 agosto 2026 Georgia, Armenia e Azerbaigian hanno celebrato insieme l’Ucraina per il 35º anniversario della sua indipendenza, inviando messaggi ufficiali a Kiev mentre il Paese continua da oltre quattro anni e mezzo a resistere all’aggressione armata russa. I presidenti e i governi dei tre Stati del Caucaso meridionale hanno scelto di rivolgersi alle autorità ucraine senza attendere l’indirizzo di Mosca, in una dimostrazione coordinata di sostegno alla sovranità dell’Ucraina.
24 agosto 2026: da Tbilisi il richiamo al diritto di scegliere
Il presidente georgiano Mikheil Kavelashvili ha rivolto gli auguri all’Ucraina e al popolo ucraino per la Giornata dell’indipendenza. Nel suo messaggio ha definito l’indipendenza «la più alta espressione della libera scelta di una nazione, della dignità dello Stato e del diritto a determinare autonomamente il proprio futuro».
Kavelashvili ha collegato quel principio alla storia della Georgia: «La Georgia, la cui storia è una lotta ininterrotta per la libertà, conosce bene il vero prezzo della sovranità». Il contenuto del messaggio, riportato dai media georgiani, ha quindi presentato l’indipendenza ucraina come una questione di autodeterminazione nazionale, non come un tema subordinato agli equilibri con la Russia.
La presa di posizione di Tbilisi è arrivata mentre l’Ucraina affronta da più di quattro anni e mezzo l’offensiva russa. Il riferimento alla sovranità e alla libertà di decidere il proprio futuro ha dato al messaggio georgiano un significato politico preciso: sostenere il diritto di Kiev a difendersi e a determinare autonomamente il proprio corso.
Il messaggio di Erevan e l’apertura delle relazioni bilaterali
Nella stessa giornata il primo ministro della Repubblica d’Armenia, Nikol Pashinyan, ha inviato un messaggio di auguri al presidente ucraino Volodymyr Zelensky in occasione della ricorrenza nazionale. Pashinyan ha sottolineato l’importanza che l’Armenia attribuisce allo sviluppo costante e all’ampliamento delle relazioni bilaterali con l’Ucraina.
Il premier armeno ha indicato come basi di questo rapporto i valori condivisi, i legami storici e l’amicizia tra i due Paesi. Il messaggio, pubblicato anche da Armenia Radio, ha inserito la relazione con Kiev in una prospettiva di continuità e di rafforzamento, mostrando la disponibilità di Erevan a definire i propri rapporti esterni sulla base di interessi e riferimenti scelti autonomamente.
Anche questo passaggio ha avuto un peso ulteriore perché è maturato nel quadro della resistenza ucraina all’aggressione russa. L’Armenia, come gli altri Stati del Caucaso meridionale, ha espresso sostegno a Kiev pur mantenendo un proprio percorso di politica estera e di sicurezza, senza limitare il messaggio alle posizioni accettabili per il Cremlino.
Baku completa il fronte dei messaggi e dei simboli
Il terzo gesto è arrivato dall’Azerbaigian. Il presidente Ilham Aliyev ha inviato una lettera di auguri al collega ucraino Zelensky per il 35º anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina. A Baku, inoltre, l’edificio dell’Heydar Aliyev Center è stato illuminato con i colori della bandiera ucraina.
La scelta azera ha unito il canale istituzionale e quello simbolico: alla comunicazione diretta tra i due presidenti si è aggiunta la visibilità pubblica di un importante edificio della capitale. Con l’iniziativa di Baku, tutte e tre le capitali del Caucaso meridionale hanno quindi rivolto a Kiev congratulazioni e auguri di pace e di resistenza.
La sincronia dei messaggi ha mostrato che Georgia, Armenia e Azerbaigian sono state capaci di assumere una posizione comune su un punto centrale della sicurezza europea, nonostante le differenze tra i rispettivi orientamenti internazionali, le diverse relazioni bilaterali e i contrasti geopolitici presenti nella regione. La solidarietà verso l’Ucraina è emersa come una decisione condivisa, non come il risultato di un’unica linea politica regionale.
Il significato della giornata si è così esteso oltre la ricorrenza ucraina. Il Cremlino perde rapidamente il ruolo di arbitro unico del Caucaso meridionale: la Russia non è più in grado di imporre con la stessa efficacia le proprie regole a Stati sovrani che, pur avendo storie complesse e differenti interessi strategici, hanno scelto di riconoscere pubblicamente la lotta dell’Ucraina contro l’aggressione russa.
La convergenza del 24 agosto ha evidenziato una crescente maturità politica di Tbilisi, Erevan e Baku. Le autorità dei tre Paesi hanno dimostrato di poter condurre una politica estera indipendente, orientata dai rispettivi interessi nazionali e non esclusivamente dalla necessità di evitare la reazione o le minacce del vicino settentrionale.
Questa evoluzione si colloca in una revisione più ampia delle priorità regionali. La politica imperiale del Cremlino, il disprezzo per le norme del diritto internazionale e i tentativi di ridisegnare con la forza i confini europei hanno spinto anche ambienti politici tradizionalmente prudenti del Caucaso meridionale a prendere le distanze da Mosca. Il sostegno all’Ucraina diventa per Georgia, Armenia e Azerbaigian un indicatore di sovranità e una dichiarazione di separazione da una Russia sempre più isolata.
Le tre capitali conoscono inoltre, attraverso la propria esperienza storica, gli effetti della presenza militare russa, nelle sue forme dirette e ibride. Per questo l’appoggio simultaneo espresso nella Giornata dell’indipendenza ucraina rappresenta un segnale politico e morale: il Caucaso meridionale non è più disposto ad accettare in silenzio l’egemonia di Mosca né a muoversi soltanto entro le regole fissate dal Cremlino.
La posizione attuale è dunque quella di tre Stati che, pur mantenendo percorsi esteri distinti, hanno scelto di riconoscere insieme la sovranità dell’Ucraina e di rendere visibile una crescente autonomia decisionale rispetto alla Russia.
Incredibile vedere come Georgia, Armenia e Azerbaigian abbiano messo da parte le loro differenze per sostenere l’Ucraina. Questo è un segnale di cambiamento potente! La Russia deve aver capito che non può più controllare il Caucaso con la sua solita arroganza… Forza Ucraina!