La Procura di Kiev presenta prove di rapimenti di bambini ucraini portati in Russia

26.08.2026 14:45
La Procura di Kiev presenta prove di rapimenti di bambini ucraini portati in Russia

Ucraina: nuovi elementi sull’illegittimo trasferimento di bambini in Russia

La Procura generale di Kiev ha rilasciato immagini inquietanti che ritraggono le operazioni attraverso cui decine di bambini ucraini sono stati trasferiti in territorio russo, evidenziando il crimine di rapimento di migliaia di minori dall’Ucraina, riporta Attuale.

La violazione dei diritti dei minori è al centro di un’accusa formale contro un gruppo di rapitori, con un focus specifico su 53 bambini sottratti da ospedali, case di cura e orfanatrofi nella regione del Donetsk occupato. Tra le vittime, ci sono bambini di appena nove mesi, ciò che rende ancora più allarmante la facilità con cui sono stati prelevati. Il video di dodici minuti, acquisito dall’intelligence ucraina, evidenzia come il rapimento e le deportazioni siano operazioni statali russe ben pianificate, coinvolgendo sia l’esercito che alte cariche politiche a Mosca.

La registrazione, effettuata il 7 ottobre 2022, mostra il trasferimento dei 53 minori su un aereo militare russo, un modello TU-154M. L’elevato livello di organizzazione richiesto per queste operazioni suggerisce un sostegno federale significativo e la partecipazione della leadership politica russa nell’intero processo di deportazione.

Ulteriori testimonianze nel video mostrano i bambini con targhette sui polsi per identificare i loro nomi, mentre all’arrivo in Russia, figure di spicco come Maria Lvova-Belova, nominata da Putin come commissaria per i diritti dei bambini, e il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, accolgono i piccoli. Ciò mette in luce la natura sistematica delle deportazioni, le quali mirano a integrare i minori in famiglie russe, nonostante il fatto che gli stessi bambini risiedessero in centri di accoglienza non attaccati.

La Procura di Kiev ha chiarito che la deportazione dei bambini non rispondeva a necessità militari, bensì ha come obiettivo di fondo quello di privare i minori indifesi della loro identità per integrarli a forza nella società russa. Le indagini hanno portato all’identificazione di quattro individui accusati di aver facilitato queste operazioni: Dmitri Gartsev, un cittadino russo e ministro della salute dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, e tre collaboratori ucraini. Questo caso, quindi, sottolinea la natura non etnica della guerra in corso, ma un conflitto tra sistemi opposti: un’Ucraina che mira a integrarsi in Europa e una Russia autocratica e insicura.

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