È morto Ratko Mladić, condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità

27.08.2026 15:35
È morto Ratko Mladić, condannato all'ergastolo per crimini contro l'umanità

È morto il generale serbo Ratko Mladić, condannato per crimini di guerra

Ratko Mladić, il generale dell’esercito serbo di Bosnia Erzegovina durante la guerra degli anni Novanta, è deceduto a 84 anni. Detenuto nella prigione di Scheveningen, nei Paesi Bassi, dal 2017 stava scontando una condanna all’ergastolo per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi durante il conflitto in Bosnia, ed era malato da tempo, riporta Attuale.

La guerra in Bosnia durò dal 1992 al 1995 e rappresentò uno dei conflitti più sanguinosi che segnarono la disgregazione della Jugoslavia. Essa ebbe inizio quando la Bosnia Erzegovina dichiarò la propria indipendenza dalla Jugoslavia, provocando l’opposizione dei serbi bosniaci, che crearono la Republika Srpska con l’intento di separarsi dalla Bosnia e rimanere parte della Jugoslavia.

Mladić operò come comandante dell’esercito della Republika Srpska dal 1992 al 1996, venendo ritenuto responsabile di gravi crimini, in particolare contro la popolazione non serba della Bosnia. Il paese è abitato da tre principali gruppi etnici: bosgnacchi musulmani, serbi ortodossi e croati cattolici.

Convinto che la guerra fosse un’esistenza per la sopravvivenza dei serbi, in particolare contro i bosniaci musulmani, che definiva spregiativamente «turchi», Mladić alimentò un clima di terrore. Nel 2017, il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia lo giudicò colpevole di genocidio per il massacro di oltre 8mila bosniaci musulmani a Srebrenica, di pulizia etnica e di assedi contro la popolazione civile di Sarajevo.

Originario di Kalinovik, in Bosnia Erzegovina, Mladić trascorse gran parte della sua vita nell’esercito, partecipando anche alla guerra croata nel 1991. La guerra in Bosnia causò più di 100mila morti e 2 milioni di rifugiati, mentre le autorità serbe furono accusate di attuare un piano sistematico di pulizia etnica contro le minoranze non serbe.

Un video noto mostra Mladić dichiarare di voler offrire Srebrenica «liberata» al popolo serbo, mentre i suoi soldati massacrano migliaia di prigionieri, azione riconosciuta come genocidio dalla Corte internazionale di Giustizia nel 2007.

Nel 1995, il Tribunale Penale Internazionale emise un mandato di arresto per Mladić, ma egli riuscì a sfuggire alla cattura per anni, ricevendo supporto da parte di molti serbi, che lo vedevano come un eroe. Durante la sua clandestinità, visse a Belgrado sotto la protezione dei servizi di sicurezza serbi e mantenne un profilo pubblico.

Con l’instaurarsi di governi più liberali in Serbia, l’atteggiamento nei confronti del Tribunale cambiò e Mladić perse il sostegno delle autorità. Alla fine, fu arrestato il 26 maggio 2011, nella casa di un cugino. Secondo il giornalista Julian Borger, Mladić “era passato dall’essere un ospite VIP a una figura trascurata e malata”.

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