Il comizio di Zelensky segna il 35° anniversario dell’indipendenza ucraina in un clima di sfide e speranza
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha tenuto un discorso carico di significato durante le celebrazioni per il 35° anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina, dichiarando che «gli ucraini non saranno ciottoli sotto i piedi di zar e governanti» e promettendo che il paese non si sottometterà. Le sue parole, pronunciate in un momento di grande tensione, mirano a rinvigorire lo spirito della nazione, riporta Attuale.
Con le campane di Santa Sofia a far da cornice, la cerimonia si è trasformata in un momento di profonda commozione, con Zelensky che ha chiesto un selfie a un veterano senza gambe, mentre vedove e orfani ritiravano le medaglie dei loro cari caduti in battaglia. Questo incontro mette in luce le cicatrici che il conflitto ha inferto al popolo ucraino, accrescendo il senso di loss e resilienza che permea il paese.
Rivivendo la storia, Zelensky ha evocato il 24 agosto 1991, giorno in cui l’Ucraina dichiarò la propria indipendenza dall’Unione Sovietica, sottolineando come la guerra tra Kiev e Mosca abbia radici che affondano ben prima del 2022, risalendo alle tensioni emerse durante le proteste di Maidan e l’annessione della Crimea. La memoria del passato, tuttavia, è offuscata dalla realtà attuale in cui «oggi gli scaffali del supermercato sono vuoti» e le sirene delle emergenze suonano ogni notte, amplificando l’angoscia di una nazione in guerra.
Il clima di celebrazione contrasta con l’indifferenza di una parte dell’Europa, dove il sostegno a Kiev sembra stancarsi, nonostante la maglietta tradizionale indossata dal presidente del Consiglio europeo António Costa cerchi di rafforzare i legami con l’Ucraina. Tuttavia, la nazione è consapevole che l’appoggio da Bruxelles non basta. Gli scandali di corruzione che hanno coinvolto la leadership ucraina rischiano di far diminuire il sostegno internazionale e ostacolare il percorso verso l’adesione all’Unione Europea, un sogno per molti ucraini.
Zelensky sottolinea che la sua amministrazione sta affrontando sfide dure, con la Russia che spende circa 340 miliardi di euro per la guerra rispetto ai 140 miliardi di Kiev. La strategia ucraina, per il presidente, deve includere la necessità di «riportare la guerra in Russia», costringendo così il governo di Mosca a riconoscere il costo del conflitto. In questo contesto, la volontà di resistere e combattere si fa sempre più delicata, con i cittadini ucraini che, sebbene determinati, avvertono l’usura della guerra.
A meno di comunicazioni chiare da parte dei leader europei e con l’avvicinarsi dell’inverno, l’incertezza regna sovrana sul futuro dell’Ucraina. Mentre la cupola di Santa Sofia brilla al sole, il paese è in attesa di un cambiamento che, per molti, pare ancora lontano. Le domande su quanto a lungo gli ucraini siano disposti a pagare il prezzo della libertà non restano inevase in un clima di crescente disillusione per un conflitto che sembra non avere fine.