Ponte sullo Stretto, la lotta per salvare le case: «Vogliamo fermare questa idea per sempre»

09.08.2025 07:26
Ponte sullo Stretto, la lotta per salvare le case: «Vogliamo fermare questa idea per sempre»

Fiorella rischia di perdere la casa acquistata insieme al marito cinquant’anni fa, un luogo che rappresenta i momenti più felici della sua esistenza. Inoltre, c’è chi si troverebbe con una parte dei piloni del Ponte nel proprio cortile, riporta Attuale.

«Non mi sento mai sola qui, sa? Anche ora che mio marito non c’è più. Lo stretto di Messina mi fa compagnia, con la luna che sorge sulla Calabria e Reggio tutta illuminata. Lo sa quanto è bella? Può immaginare cosa significherebbe per me andarmene da qui?» Fiorella, 85 anni, vive con vista sul mare che separa Sicilia e Calabria, e la sua abitazione è una delle circa 400 a rischio esproprio se i lavori per la costruzione del Ponte dovessero realmente iniziare. Mercoledì, 6 agosto, il Cipess ha dato il via libera definitivo al progetto: per il ministro Matteo Salvini è «un grande traguardo», mentre per chi abita in questo luogo, il ritorno di un vecchio incubo: «Una spada di Damocle», è il grido di allarme che si ripete. Anche se nulla è ancora ufficiale — manca infatti il via libera della Corte dei Conti e la Commissione Europea deve ancora esprimersi su possibili violazioni — la tensione è palpabile. Sono previsti ricorsi, ma nel frattempo le esistenze di chi vive nei dintorni dei futuri piloni sono sospese, in attesa di scoprire il proprio destino: «Dove andremo a vivere?», si domandano. Abbiamo parlato con loro.

«Una casa che ricorda i momenti felici della mia vita»

Fiorella, che insieme ad altri cittadini fa parte del gruppo No Ponte di Capo Peloro a Messina, è vedova da dieci anni. «Nata a Reggio Calabria, ma residente qui da 50 anni, ho scelto di rimanervi anche dopo la morte di mio marito. È scomparso dieci anni fa». Per Fiorella, quella dimora affacciata sullo Stretto, con il suo giardino un tempo pieno di profumati limoni, «ricorda gli anni più belli della mia vita, quelli trascorsi con mio marito». Ora i suoi figli risiedono a Reggio Calabria, e con tristezza ammette che, se i lavori iniziassero, sarebbe costretta a tornare lì. «Non accetto che qualcuno mi costringa a lasciare la mia casa, il luogo che amo. Non accetto che decidano per me, poiché questo posto è ciò che ho scelto».

Il faraonico pilastro nel cortile di casa

Fiorella, come Cettina, 74 anni, è tra coloro che hanno già partecipato alle manifestazioni No Ponte durante l’era del governo Berlusconi. «Acquistai questa casa 25 anni fa. Ricordo ancora la gioia del giorno in cui firmò il contratto dal notaio – racconta Cettina – ma subito dopo uscita dall’ufficio, un amico di mio figlio mi riferì: “Signora, ha comprato proprio dove sorge il pilastro del Ponte di Messina?”. Immagini la mia reazione». Cettina vive in zona Margi, un’area ora occupata da un residence, invece un tempo era un lago poi bonificato. Secondo le carte, uno dei colossali pilastri del Ponte verrebbe eretto proprio nel cortile della sua casa.

Le gallerie e le case a rischio crollo

«È un tormento continuo – continua – Ci parlano di progresso e sviluppo, ma quale sviluppo può essere quello che distrugge due città?» Si parla di più di un semplice ponte. Infatti, il progetto include 40 km di collegamenti stradali e ferroviari, l’80% dei quali in galleria, che collegheranno il Ponte, dal lato Calabria, all’autostrada del Mediterraneo e alle stazioni ferroviarie di Villa S. Giovanni e Reggio Calabria e, dal lato Sicilia, alle autostrade Messina-Catania e Messina-Palermo, nonché alla nuova stazione di Messina. Secondo gli esperti, sarebbero centinaia le abitazioni a rischio di subsidenza, ossia di cedimento del terreno, a causa della vicinanza a queste gallerie. «Ho 74 anni. Vivo qui con mio marito, mentre mio figlio abita a Palermo. Dovrei andare a vivere altrove? Dove si può acquistare una casa? A Messina non potrà più esserci vita. Ci stanno rendendo la vita un inferno. E chi ci risarcirà per i danni morali?»

«Non ci permettono di vivere serenamente»

Tuttavia, c’è chi, pur nell’angoscia e nell’incertezza, non si lascia sopraffare dall’idea di dover abbandonare la propria casa. «Non ci credo, non penso che ciò avverrà davvero – afferma Mariolina, 75 anni – ci sono troppi imbrogli e problemi che emergeranno. Siamo in balia degli avvocati». Con fermezza dichiara di «non essere preoccupata, ma arrabbiata», poiché «non ci permettono di vivere serenamente. E tra dieci anni ci sarà qualcun altro che presenterà lo stesso progetto, e si ripartirà con la solita storia».

Far riconoscere lo Stretto come patrimonio Unesco

Mariolina racconta che nel suo condominio vive una famiglia con due persone gravemente disabili: «Come faranno? I disabili, quando devono essere spostati, devono trovare una soluzione simile a quella che hanno conosciuto. Ma come può essere trovata? Chi li assisterà? Non riusciamo più a vivere con questa spada di Damocle». Adesso, però, c’è un obiettivo comune che unisce i cittadini delle due città che si affacciano sullo Stretto: «Il nostro scopo è farlo riconoscere come Patrimonio dell’Umanità, affinché non possa più essere toccato. Finalmente ci lasceranno in pace».

1 Comments

  1. È incredibile come un progetto così grande possa mettere a rischio le vite di persone come Fiorella. Ma chi pensa davvero a loro? La casa non è solo un tetto, è un pezzo di vita, di storia. E chi decide, dovrebbe venire a vivere qui! Non ci si può permettere di trastullarsi con le vite delle persone!

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