Praga, Bucarest e Budapest smantellano una rete di spionaggio bielorussa

09.09.2025 14:15
Praga, Bucarest e Budapest smantellano una rete di spionaggio bielorussa
Praga, Bucarest e Budapest smantellano una rete di spionaggio bielorussa

L’8 settembre 2025 il direttore del Servizio di sicurezza e informazione della Repubblica Ceca (BIS), Michal Koudelka, ha annunciato davanti alla Camera dei deputati che i servizi segreti di Repubblica Ceca, Romania e Ungheria hanno smantellato una rete di spionaggio bielorussa operante sul territorio dell’Unione europea. La struttura era stata organizzata dal Comitato per la sicurezza dello Stato di Minsk (KGB), con l’obiettivo di reclutare agenti e raccogliere informazioni riservate. Secondo il BIS, la rete era stata favorita dalla libertà di movimento all’interno dell’Europa. Tra gli agenti smascherati figurava anche un ex vicedirettore dei servizi moldavi (SIS), incaricato di trasmettere dati segreti a Minsk. Ulteriori dettagli sono stati diffusi attraverso le dichiarazioni ufficiali di Koudelka.

Reazione diplomatica e misure di Praga

Il ministero degli Esteri ceco ha dichiarato persona non grata un funzionario dell’ambasciata bielorussa a Praga, accusato di collaborare con il KGB. «Non tollereremo l’abuso della copertura diplomatica per attività di intelligence», ha sottolineato il dicastero. La decisione potrebbe aprire la strada a un ridimensionamento dei rapporti bilaterali con Minsk e a un raffreddamento delle relazioni diplomatiche più ampio, con possibili richiami di ambasciatori.

Mosca identificata come minaccia principale

Nel suo intervento, Koudelka ha ribadito che la Russia rappresenta la principale minaccia alla sicurezza nazionale ceca. Secondo il capo del BIS, Mosca mira a minare la fiducia della società nelle istituzioni, nello Stato di diritto e nel ruolo internazionale del Paese, e non intende fermare la guerra in Ucraina. Gli attacchi deliberati contro la popolazione civile ucraina dimostrerebbero, ha avvertito, la disponibilità del Cremlino a replicare simili metodi contro la Repubblica Ceca.

Implicazioni europee e regionali

Secondo osservatori e fonti diplomatiche, l’episodio potrebbe spingere l’Unione europea a valutare ulteriori misure contro Minsk, inclusi nuovi pacchetti di sanzioni e restrizioni sui visti. Allo stesso tempo, i servizi di intelligence europei intensificheranno probabilmente i controlli sulle missioni diplomatiche e riconsidereranno il regime di esenzione dal visto per i cittadini bielorussi. L’accaduto rafforza l’immagine della Bielorussia come attore aggressivo, percepito in Occidente come stretto alleato della Russia di Vladimir Putin.

Precedenti e conseguenze interne

L’episodio segue un’altra operazione della primavera scorsa, quando la controintelligence ceca smascherò la giornalista bielorussa Natalia Sudliankova, accusata di aver lavorato per anni per il GRU russo a Praga. Per la sua attività, coordinata dall’ufficiale russo Aleksej Shavrov, avrebbe ricevuto decine di migliaia di euro in criptovalute. Il caso è stato definito parte integrante della guerra ibrida condotta da Mosca contro le democrazie europee. Sul piano interno, le autorità di Minsk potrebbero utilizzare il nuovo scandalo per giustificare un ulteriore irrigidimento del controllo sulla società, presentando lo scontro con l’Occidente come una “minaccia esterna”.

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