Possibili modifiche al GDPR: un’analisi delle sfide e delle opportunità
Bologna, 14 luglio 2025 – Si profila per il 2026 la possibilità di una significativa semplificazione del Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, noto come GDPR. Questo è stato considerato un ostacolo alla competitività da molte parti, inclusa la relazione di Mario Draghi, che ha evidenziato l’impatto del carico burocratico. Ad avanzare questa previsione è Paolo Balboni, avvocato bolognese con una specializzazione in diritto europeo delle nuove tecnologie, privacy e cyber sicurezza, attualmente docente a Maastricht, nei Paesi Bassi, riporta Attuale.
In questo periodo, si discute la prima proposta di aggiornamento presentata dalla Commissione europea, con una seconda proposta più incisiva in arrivo tra gennaio e febbraio. La questione centrale è se il Regolamento, dopo sette anni dalla sua introduzione, necessiti di un intervento. Ciò è stato sollevato anche a fronte di una realtà preoccupante: mentre le aziende serie affrontano rischi di pesanti sanzioni in virtù del GDPR, restiamo vulnerabili a pratiche come il telemarketing e il telestalking, gestiti da call center illegali che operano in totale assenza di rispetto per la privacy dei consumatori.
Tutti sono favorevoli a modifiche del GDPR, ma per Balboni è richiesto qualcosa di più decisivo: “Serve un’interpretazione più innovativa e attuale delle normative. Non ritengo necessaria una riforma radicale, bensì una semplificazione in alcune aree per garantire che le piccole e medie imprese possano conformarsi senza gravose spese. Queste imprese, come evidenziato anche da Draghi, rappresentano circa il 70% dell’economia europea e spesso non hanno né i capitali né le competenze necessarie per adeguarsi.”
La riflessione di Balboni si sposta verso l’Ai Act, sottolineando che “l’intelligenza artificiale nasce dai dati. Se la normativa sui dati è confusa o eccessivamente restrittiva, il progresso è compromesso”. Questo è un punto centrale anche per l’ex primo ministro, poiché GDPR e Ai Act “sono due strumenti normativi la cui regolamentazione incide profondamente sull’innovazione”.
“L’evoluzione dei sistemi di Ai è così rapida – continua Balboni nella sua analisi – che sebbene stiamo attualmente proteggendo diritti e libertà fondamentali attraverso la nostra legislazione, il rischio è che l’Europa non possa sfruttare i più recenti sviluppi in questo settore, creando un gap rispetto ad altre regioni.”
In questo contesto, emerge la questione di una politica economica globale che gioca un ruolo cruciale. Le decisioni e le pressioni esterne possono influenzare notevolmente il corso delle normative e l’agenda rimane estremamente imprevedibile, dato il clima attuale non propriamente diplomatico dei rapporti internazionali.