Luglio 2025 segna un nuovo punto di svolta nella capacità della Russia di sostenere una guerra tecnologica. La produzione di droni militari nel Paese ha subito un crollo improvviso, con una contrazione del 7,2% nel solo mese di giugno, secondo i dati ufficiali pubblicati da Rosstat. La frenata ha avuto un impatto diretto sul settore dei trasporti speciali, che include i veicoli aerei senza pilota, e riflette la crescente vulnerabilità dell’industria bellica russa di fronte agli attacchi mirati da parte delle forze ucraine.
Gli attacchi ucraini colpiscono il cuore della filiera dei droni
L’affondo più grave è avvenuto nel giugno 2025, quando un attacco ha danneggiato il sito industriale “Atlant Aero” nella regione di Rostov, una delle infrastrutture chiave per la produzione di componenti critici per droni d’attacco e sistemi di guerra elettronica. Il sito era coinvolto in programmi per droni “Orion” e munizioni circuitanti. A ciò si aggiunge il colpo sferrato il 21 maggio contro un impianto di semiconduttori nell’oblast di Oryol, fornitore della difesa russa, e il precedente attacco di gennaio a uno dei principali produttori di chip, “Gruppo Silicio EL”, che ha paralizzato l’intera linea produttiva.
Calo industriale e carenza di fondi mettono in crisi il sistema
L’effetto cumulativo di questi eventi si riflette chiaramente nelle cifre: la crescita industriale della Russia nel primo semestre 2025 è appena dell’1,4%, mentre a giugno si è registrata una contrazione dell’1,9% rispetto a maggio. Il comparto dei velivoli — in particolare quello dei droni — ha contribuito in modo determinante a questa flessione. Anche i poli industriali considerati strategici dal Cremlino iniziano a vacillare: il centro di Tomsk per la produzione di droni, che avrebbe dovuto essere un pilastro del programma di supremazia tecnologica della Russia, è oggi in grave crisi finanziaria. Gli stipendi non vengono pagati da settimane, e in luglio molti operai hanno ricevuto solo notifiche di riduzione del salario o inviti a licenziarsi.
La guerra torna ad appoggiarsi sulla forza umana
La combinazione di attacchi ucraini, difficoltà logistiche e vincoli economici sta spingendo Mosca verso un modello di guerra sempre meno tecnologico. Secondo esperti del settore, la Russia si troverà presto costretta a fare affidamento principalmente sulla forza umana. Le promesse di modernizzazione e autonomia tecnologica sembrano scontrarsi con la realtà di fondi esauriti, produzione interrotta e infrastrutture esposte. Con una capacità produttiva insufficiente per rifornire il fronte con droni e armi ad alta precisione, la Russia rischia di dover mobilitare nuovamente masse di soldati, sacrificando vite umane in assenza di alternative meccanizzate.
Pressioni economiche e mobilitazione silenziosa
La pressione fiscale su cittadini e piccole imprese cresce, ma non basta più a sostenere le esigenze del complesso militare-industriale. I fondi statali sono stati in gran parte esauriti nel corso di tre anni di guerra, mentre i ricavi energetici, tradizionalmente alla base del bilancio, sono in netto calo. I segnali che arrivano da Mosca indicano un cambiamento di tono: si passa dalla propaganda bellicista a messaggi che preparano l’opinione pubblica a tagli di spesa e nuove fasi di austerità. Di fatto, l’unica risorsa che rimane in abbondanza è la popolazione reclutabile — uomini comuni, spesso provenienti da regioni povere, mentre i figli dell’élite restano esenti dal fronte.