Proteste a Tel Aviv contro il piano di occupazione di Gaza
Sabato scorso, a Tel Aviv, migliaia di individui si sono mobilitati contro il piano volto all’occupazione della città di Gaza, approvato dal governo israeliano. Quest’iniziativa ha suscitato non solo l’indignazione della popolazione locale, ma anche delle critiche da parte di molti paesi europei e della comunità internazionale. I manifestanti chiedevano la fine della guerra nella Striscia di Gaza e la liberazione degli ostaggi ancora in mano a Hamas, il cui destino, secondo le autorità di sicurezza israeliane, sarebbe a rischio a causa dell’espansione dell’occupazione voluta dal primo ministro Benjamin Netanyahu, riporta Attuale.
Dall’inizio del conflitto quasi tre anni fa, Tel Aviv, la città più grande di Israele e centro di forte opposizione al governo di destra, ha visto molte manifestazioni. Gli organizzatori annunciano che oltre 100mila persone hanno preso parte alla protesta di sabato, mentre secondo il quotidiano israeliano Haaretz, i partecipanti sarebbero stati «decine di migliaia».
La maggioranza dei manifestanti esibiva bandiere israeliane e cartelli raffiguranti gli ostaggi ancora detenuti da Hamas, con stime che indicano che circa 20 di essi sarebbero ancora vivi. Altri portavano messaggi contro il governo o richieste rivolte al presidente degli Stati Uniti, per esortarlo a fermare Netanyahu. Alcuni manifestanti, invece, esponevano foto di bambini palestinesi uccisi dall’esercito israeliano.
Da diversi mesi, sondaggi indicano che tra il 70 e il 75% della popolazione israeliana è favorevole a una conclusione della guerra e alla restituzione degli ostaggi. Tuttavia, il supporto per l’esercito israeliano (IDF) rimane consistente, con una minoranza della popolazione preoccupata per la grave situazione umanitaria dei palestinesi.
L’ultimo sondaggio dell’Institute for National Security Studies, think tank indipendente legato all’Università di Tel Aviv, effettuato prima dell’annuncio del piano di occupazione, evidenziava che la fiducia nell’IDF era al 77% tra gli israeliani, nonostante il 61% degli intervistati ritenesse che l’approccio attuale non stesse portando a progressi nel rilascio degli ostaggi.
Incredibilmente, solo il 35,5% dei partecipanti al sondaggio ha espresso preoccupazione per la situazione umanitaria a Gaza, mentre il 61,5% ha dichiarato di non essere affatto preoccupato o solo marginalmente. Nonostante ciò, l’80% dei rispondenti crede che l’IDF operi in modo «morale».
Recentemente, tuttavia, le critiche nei confronti dei crimini perpetrati dall’esercito israeliano sono aumentate anche all’interno del paese, spingendo a un parziale cambio di narrazione nei media israeliani, che hanno cominciato a presentare la situazione da prospettive più diverse rispetto a quelle dell’IDF.
Il piano d’occupazione della città di Gaza ha sollevato contestazioni da parte di vari paesi dell’Unione europea, molti governi a maggioranza musulmana e altri stati a livello globale. Solo il governo degli Stati Uniti, principale alleato di Israele, non ha espresso critiche verso le intenzioni di Netanyahu.
Mah, questa situazione in Medio Oriente è davvero tragica… È incredibile che in un paese come Israele ci siano così tante persone che protestano, mentre i governanti sembrano sordi. La guerra porta solo sofferenza e distruzione, ma il potere e la politica sembrano sempre avere la priorità!