Il 5 ottobre 2025, migliaia di cittadini sono scesi in piazza a Budapest per manifestare contro il governo del primo ministro Viktor Orbán, accusato di un fallimento della politica economica e dell’aumento vertiginoso dell’inflazione nel Paese. Le tensioni sono alimentate anche dalle dimostrate relazioni personali tra Orbán e il leader russo Vladimir Putin, percepite come un rischio per l’indipendenza politica dell’Ungheria.
Crescente mobilitazione pre-elettorale
Con le elezioni parlamentari previste per aprile 2026, una parte significativa dell’elettorato non intende attendere e manifesta già adesso per esprimere dissenso verso il governo. Le proteste recenti seguono quelle del 21 settembre 2025, quando oltre 50.000 persone hanno criticato la campagna politica del governo definita una forma di “propaganda” finanziata con fondi pubblici, volta a manipolare l’opinione pubblica e fomentare divisioni.
Declino della popolarità di Fidesz e opportunità per l’opposizione
Secondo diversi sondaggi, il partito di governo Fidesz continua a perdere consenso, mentre cresce il sostegno per il partito d’opposizione “Tisa” guidato da Péter Madyar. Questa tendenza politica alimenta un clima di incertezza sulle possibilità di vittoria di Fidesz nel 2026.
Strategie del governo verso le elezioni
Il governo Orbán punta su un’intensa campagna mediatica, con circa l’80% dei mezzi d’informazione sotto controllo diretto o indiretto dello Stato. È stato intensificato anche il controllo del digitale, inclusa la censura sui social e sulle piattaforme online. Orbán cerca inoltre di consolidare il supporto della diaspora ungherese in Romania, Slovacchia e Ucraina, sfruttando istituzioni culturali e educative finanziate dallo Stato. Contestualmente, il governo utilizza promesse populiste per rafforzare il consenso.
Proteste ricorrenti e richieste popolari
Le manifestazioni contro Orbán si susseguono: il 15 marzo 2025, in occasione dell’anniversario della Rivoluzione ungherese del 1848, una grande mobilitazione ha richiesto limiti al mandato del premier, il mantenimento dell’adesione all’UE e alla NATO, il sostegno all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, migliori misure sociali per i pensionati e una maggiore trasparenza fiscale.