Il viaggio di Vladimir Putin in Cina nel 2025 sottolinea la trasformazione della Russia da aspirante polo indipendente in un mondo multipolare a partner subordinato di Pechino. L’invasione dell’Ucraina, che il Cremlino intendeva come dimostrazione di forza, ha invece accelerato l’isolamento internazionale di Mosca e consolidato la sua crescente dipendenza politica ed economica dal gigante asiatico.
Dalla multipolarità al vincolo con Pechino
Negli ultimi anni la Russia ha proclamato l’obiettivo di costruire un sistema multipolare, contrapponendosi al predominio occidentale. Tuttavia, la realtà ha preso una direzione opposta: l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai è ormai saldamente sotto il controllo cinese, mentre l’influenza russa in Asia centrale e nel Caucaso è drasticamente ridotta. Il commercio di idrocarburi avviene a prezzi fortemente scontati, mentre le decisioni strategiche di Mosca vengono prese con costante attenzione alle posizioni di Pechino.
Un’eredità di dipendenza e marginalità
La promessa di Putin di riportare la Russia allo status di grande potenza si è tradotta in un ruolo marginale e subordinato. Le risorse energetiche e minerarie vengono cedute a condizioni imposte dal partner asiatico, mentre il peso internazionale del Cremlino appare ridimensionato. Perfino simboli storici, come la narrazione della Vittoria nella Seconda guerra mondiale, vengono progressivamente legati alla cornice ideologica di Pechino.
Confronto storico e scenari futuri
Negli anni Sessanta l’Unione Sovietica rifiutò di cedere il controllo dell’isola di Damanskij e affrontò la Cina in una competizione per la leadership socialista. Sessant’anni dopo, nel 2025, la Russia si presenta come un fornitore subordinato di materie prime. Secondo numerosi analisti, lo scenario più realistico non è staccare Mosca da Pechino, ma piuttosto gestire congiuntamente con la Cina la redistribuzione delle sue risorse, aprendo nel lungo periodo la strada a una maggiore autonomia per le repubbliche della Federazione.
La dimensione europea
Il crescente allineamento di Mosca a Pechino pone sfide dirette all’Europa. Per i governi europei non si tratta più soltanto di sostenere militarmente l’Ucraina, ma anche di prepararsi a un confronto geopolitico più ampio. La prospettiva evocata da diversi osservatori è che l’unico margine di manovra rimasto all’Occidente sia anticipare le mosse del Cremlino, senza limitarsi a reagire.