Vertice tra Trump e Putin ad Anchorage: poche risposte sulla guerra in Ucraina
Washington DC/Anchorage – Si è concluso senza intese concrete il vertice di quasi tre ore tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin, tenutosi ieri presso la Joint Base Elmendorf-Richardson di Anchorage, in Alaska. Al termine dell’incontro, i due leader hanno offerto dichiarazioni vaghe lasciando irrisolto il nodo centrale: la guerra in Ucraina, riporta Attuale.
La riunione formale, durata quasi tre ore, ha superato in lunghezza il celebre vertice di Helsinki del 2018, ma si è interrotta in anticipo rispetto al programma: una seconda sessione allargata non ha avuto luogo. Trump ha definito i colloqui “produttivi” e “da dieci su dieci”, pur precisando: «Molti punti sono stati concordati, e ne restano solo pochi. Ma non c’è un accordo finché non ci sarà un accordo». Ha inoltre espresso il desiderio di “fermare le morti in Ucraina” e ha annunciato che avrebbe subito contattato i leader della NATO e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Putin, da parte sua, ha ribadito le posizioni di Mosca, parlando di “minacce fondamentali alla nostra sicurezza” e sostenendo che la pace potrà essere duratura solo eliminando “le cause primarie del conflitto”. Secondo Kyiv e gran parte dell’Occidente, questo equivale a richieste inaccettabili: cessione di territori, rinuncia alla NATO, disarmo e cambiamento del governo ucraino. Tuttavia, il leader russo ha insistito sul carattere “costruttivo” dell’incontro e ha auspicato che «Kiev e le capitali europee percepiscano in modo costruttivo» i progressi in corso, senza “ostacolare gli sforzi di pace”.
In un gesto inaspettato, subito dopo l’atterraggio, Putin ha accettato l’invito di Trump a condividere la sua limousine blindata, “The Beast”, percorrendo insieme il breve tragitto verso la base militare senza interpreti o consiglieri. Le immagini hanno immortalato un Putin sorridente e rilassato. Trump ha anche annunciato un futuro incontro trilaterale con Putin e Zelensky, affermando che «entrambi vogliono che io partecipi».
Critiche non sono mancate dal lato ucraino. Oleksandr Merezhko, presidente della commissione Esteri del Parlamento di Kiev, ha definito l’incontro «una vittoria di immagine per Putin», che avrebbe utilizzato Trump «per mostrare di non essere isolato». Zelensky, in un messaggio video diffuso durante i colloqui, ha accusato Mosca di «continuare a uccidere anche nel giorno delle trattative», avvertendo Washington del rischio di farsi ingannare.
Il vertice di Anchorage rappresenta il settimo faccia a faccia tra Trump e Putin e il primo del nuovo mandato presidenziale americano. La conferenza stampa si è conclusa con un siparietto significativo: dopo aver ringraziato Putin per il dialogo, Trump ha accennato a un nuovo incontro, ricevendo da Putin l’invito a vederli «la prossima volta a Mosca». «Interessante – ha replicato Trump sorridendo –. Mi attirerà critiche, ma potrei prenderlo in considerazione».
Nel cuore della notte, Air Force One ha riportato il presidente negli Stati Uniti continentali, atterrando alla base Andrews, mentre Trump continuava a telefonare ai leader NATO e a Zelensky. Un ritorno che lascia più domande che risposte, con una certezza: la guerra in Ucraina resta senza una via d’uscita immediata e i negoziati tra Washington e Mosca sono ancora lontani dal produrre un accordo concreto.