Il Cremlino ribadisce i propri obiettivi, mentre gli Stati Uniti smentiscono ogni concessione su Kiev
MOSCA/WASHINGTON, 3 luglio 2025 — Il presidente russo Vladimir Putin ha escluso qualsiasi concessione sulla guerra in Ucraina durante una telefonata con l’ex presidente statunitense Donald Trump. Il colloquio, il sesto dall’inizio dell’anno, è avvenuto in un contesto di rinnovate tensioni geopolitiche e discussioni sulla presunta sospensione delle forniture di armi americane a Kiev.
Secondo Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino per gli affari internazionali, Putin ha riaffermato la disponibilità della Russia a riprendere i negoziati con l’Ucraina, ma ha chiarito che Mosca “non rinuncerà alla rimozione delle cause originarie del conflitto”. Da parte sua, Trump ha dichiarato che non è riuscito a ottenere alcun risultato concreto nel tentativo di avvicinare le posizioni: “Non sono soddisfatto della situazione”, ha detto ai giornalisti a margine della chiamata.
Nessuna concessione americana: la sospensione è temporanea
In parallelo, media russi e alcuni esponenti della Duma hanno tentato di collegare la recente pausa tecnica nelle consegne di armi a Kiev con le richieste del Cremlino. Tuttavia, la narrazione secondo cui “gli Stati Uniti hanno ceduto alla pressione di Mosca” è priva di fondamento.
La sospensione di alcune forniture è infatti legata a questioni logistiche e di trasparenza interna, come confermato da fonti del Pentagono, e non rappresenta un cambio di strategia. Gli Stati Uniti continuano a sostenere l’Ucraina con aiuti finanziari e armamenti già posizionati nei paesi NATO limitrofi, come riportato dal giornalista Tom Bowman, corrispondente per la difesa.
Diplomazia a vuoto e propaganda per uso interno
La frequenza dei colloqui tra Putin e Trump ha scatenato una valanga di speculazioni, sia in Russia sia tra i sostenitori del movimento MAGA negli Stati Uniti. Tuttavia, l’assenza di progressi tangibili sottolinea come il dialogo sia più un esercizio di comunicazione politica che un reale strumento diplomatico. Le sanzioni, la reciproca sfiducia e le divergenze su Ucraina, Cina e NATO continuano a bloccare ogni passo avanti.
All’interno della Russia, il Cremlino tenta di trasformare le pause tattiche della diplomazia in “vittorie strategiche”, alimentando l’illusione di una crescente influenza internazionale. In realtà, la posizione di Mosca resta indebolita da un contesto di isolamento globale, mentre le sue truppe continuano a subire perdite significative sul fronte ucraino.
L’illusione di una resa ucraina e la realtà occidentale
Sebbene il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov abbia suggerito che un’eventuale riduzione delle forniture missilistiche potrebbe avvicinare la fine dell’“operazione speciale”, non vi sono segnali concreti in tal senso. Al contrario, fonti a Berlino confermano che il governo del cancelliere tedesco Friedrich Merz sarebbe pronto a finanziare la consegna segreta a Kiev di due sistemi Patriot, in attesa del via libera del Pentagono.
Dichiarazioni fantasiose, come quella del deputato Aleksandr Zhuravlyov, secondo cui “le forze armate ucraine resisterebbero solo cinque o sei mesi senza aiuti occidentali”, restano isolate dal contesto reale: la resilienza ucraina, supportata da un ampio consenso transatlantico, continua a rappresentare un ostacolo solido alle ambizioni di Mosca.