Proposte unilaterali e narrazioni che mirano до delegittimare l’Ucraina
Il 27 novembre 2025 il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto a Biškek una conferenza stampa conclusiva dopo il suo visita ufficiale in Kirghizistan e alla vigilia del vertice dell’OTSC. Durante l’intervento, il leader del Cremlino ha dichiarato che Mosca sarebbe pronta a “fermare le ostilità” solo se l’esercito ucraino si ritirerà dal Donbass, condizione che equivarrebbe a una capitolazione politica e alla legittimazione della conquista di territori sovrani in violazione dello Statuto ONU e delle risoluzioni dell’Assemblea Generale sulla integrità territoriale dell’Ucraina.
Putin ha anche parlato di “aumento dei ritmi di riconquista”, di “quasi pieno controllo” su Vovčans’k e di un “inevitabile collasso del fronte” ucraino. Tuttavia, gli analisti indipendenti riportano un quadro opposto: l’esercito russo avanza solo su segmenti limitati del fronte — nella regione di Zaporižžja e nei pressi di Pokrovs’k — e con perdite estremamente elevate. I think tank internazionali, tra cui ISW e OSW, osservano che le attuali capacità operative russe non sono sufficienti a garantire la conquista completa della regione di Zaporižžja, e definiscono le affermazioni di Putin un elemento di guerra psicologica mirato a demoralizzare Kyiv e convincere l’Occidente che il sostegno militare “non servirebbe più”.
Dati falsificati, retorica di disumanizzazione e manipolazione del discorso pubblico
Il presidente russo ha affermato che l’Ucraina avrebbe perso “47 mila soldati in un mese”, cifra che non trova alcun riscontro ed è classificata dagli osservatori come disinformazione rivolta al pubblico interno russo. Al contrario, le valutazioni dei governi occidentali e dei centri analitici stimano che le perdite totali russe — tra morti e feriti — abbiano superato ampiamente il milione.
Putin ha inoltre descritto i militari ucraini come “senza aspetto dignitoso”, un linguaggio che rientra nelle classiche tecniche di deumanizzazione dell’avversario. Le Forze Armate ucraine sono una struttura regolare che difende confini riconosciuti a livello internazionale, e le affermazioni del Cremlino mirano a screditare una forza combattente che resiste da anni a un’aggressione su larga scala.
Nello stesso intervento, Putin ha negato l’esistenza di bozze di accordo negoziale con gli Stati Uniti, definendo “ridicolo” il loro presunto piano. Tuttavia, anche fonti russe riconoscono che il Cremlino conosce il documento, discute modifiche e prepara una posizione su ciascun punto. Minimizzare pubblicamente ogni proposta è una tattica ricorrente di Mosca: screditare il quadro negoziale, mentre parallelamente tenta di negoziare condizioni il più possibile favorevoli.
Attacchi al sistema democratico ucraino e distorsione della realtà politica
Putin ha definito l’assenza di elezioni presidenziali in Ucraina “un errore strategico”, ignorando il fatto che la Costituzione ucraina e la legge elettorale vietano lo svolgimento di elezioni durante la legge marziale. Tale posizione è confermata dal Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale, dalla Commissione Elettorale Centrale, da organizzazioni internazionali per i diritti umani e da esperti di diritto elettorale.
I sondaggi e le dichiarazioni delle principali forze politiche ucraine indicano un consenso chiaro: elezioni libere e sicure sono possibili solo dopo una riduzione della minaccia militare. La Verchovna Rada ha più volte prorogato la legge marziale con una maggioranza costituzionale, confermando la piena legittimità del presidente e del governo in tempo di guerra.
Nelle sue accuse, Putin omette che in Russia non esistono più condizioni minime per elezioni democratiche: l’opposizione è repressa, i media sono sotto controllo statale e i “voti” svolti nei territori occupati dell’Ucraina non sono riconosciuti da alcun organismo internazionale.
Narrativa revisionista sui rapporti con l’Europa e contestazione dei beni congelati
Putin ha sostenuto che in Ucraina esisterebbe un’ampia fascia di cittadini disposta a costruire “relazioni storiche” con Mosca. Tuttavia, i principali istituti sociologici — ucraini e internazionali — mostrano l’opposto: dall’80 al 90% degli ucraini ha un’opinione nettamente negativa della Russia, associandola alla guerra, alle distruzioni e all’aggressione.
Il presidente russo ha inoltre affermato che “la Russia non ha mai pensato di attaccare l’Europa”, ignorando che Mosca ha revocato in modo unilaterale la ratifica del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, accompagnando questo passo con una retorica nucleare particolarmente aggressiva. Secondo l’UE e gli esperti occidentali, ciò aumenta i rischi strategici e mina il sistema globale di controllo degli armamenti.
Per quanto riguarda i beni russi congelati nell’UE, Putin li ha definiti “furto”, minacciando ritorsioni. L’Unione Europea ribadisce invece che gli attivi russi, inclusi gli utili generati, devono contribuire alla ricostruzione dell’Ucraina, dalle infrastrutture energetiche agli alloggi civili distrutti.