Il conflitto continua e le illusioni di Putin
Un recentissimo sondaggio del Vciom, istituto filogovernativo russo, rivela che il 69% dei partecipanti si sente pronto a sacrificarsi per la difesa della patria, un dato che riflette il messaggio che Vladimir Putin desidera ascoltare nel quarto anniversario della situazionata chiamata ‘Operazione Speciale’ – la guerra contro l’Ucraina, già durata oltre 43 giorni oltre il periodo della Grande Guerra Patriottica, ossia la Seconda Guerra Mondiale, riporta Attuale.
Dal 2012, il leader del Cremlino afferma che “la possibilità di una nazione di prevalere e rimanere indipendente non deriva dalla sua forza economica, ma dalla sua Passionarnost, ossia dalla capacità di un popolo di sopportare”, un concetto teorizzato dal filosofo Lev Gumiliev. Questo pensiero sembra costituire la base della strategia di Putin, che in uno scenario di crescente difficoltà interna cerca di mobilitare il patriottismo come leva per sostenere il conflitto.
In quattro anni dall’invasione, Putin non è riuscito ad ottenere la vittoria sperata, una vittoria che avrebbe dovuto segnare la restaurazione della grandezza imperiale della Russia e confermare la sua leadership globale. La resistenza ucraina, appoggiata dalle potenze occidentali, ha inflitto enormi perdite alle forze russe, costringendo il Cremlino a una guerra di logoramento.
Illusioni di trionfo e alleanze peggiorate
Un anno fa, Putin sembrava credere che l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca avrebbe potuto capovolgere le sorti, immaginando un accordo che nascondesse la capitolazione ucraina. Tuttavia, questa speranza si è rivelata infondata. Creando false aspettative, Putin ha continuato a lanciare attacchi all’Ucraina con l’intento di minare il morale della popolazione mentre le sue forze si muovevano in un conflitto stagnante.
La realtà è stata ben diversa: l’assenza di una vera normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti e le umiliazioni geopolitiche subite hanno eroso ulteriormente il potere di Putin. Gli attacchi compiuti da Trump su altri fronti, come in Iran e Venezuela, hanno dimostrato il suo crescente isolamento internazionale.
Costi economici della guerra
Il sondaggio del Vciom rivela anche altre preoccupazioni, con il governo russo che ora affronta il costo economico del conflitto. Nonostante una iniziale militarizzazione dell’economia, i segnali di deterioramento sono evidenti: il gas e il petrolio non generano più entrate sufficienti, accompagnati da un aumento dell’IVA e significativi tagli alla spesa sociale.
Un’analisi rivela che, mentre la crescita economica si è arrestata, la stagflazione è una possibilità concreta. La difficoltà di mantenere un tasso di reclutamento di 30-40 mila nuovi soldati al mese da inviare al fronte evidenzia una situazione critica. In questo decorso, capire quale fronte brucerà più velocemente diventa centrale, mentre Putin rimane blindato nella sua logica di guerra, alla ricerca di una vittoria che possa giustificare le sue ambizioni imperiali.
Exacerbato dalla pressione interna, Putin si trova ora a dover affrontare un conflitto che sembra ben lungi dall’essere risolto, mentre la sua capacità di mantenere il sostegno popolare si fa sempre più fragile.