Attacchi Statunitensi ai Siti Nucleari Iraniani e la Reazione dell’Agenzia dell’Onu
Nella notte di domenica 22 giugno, le forze statunitensi hanno lanciato un pesante attacco contro tre strutture fondamentali del programma nucleare iraniano, localizzate a Fordow, Natanz e Isfahan, riporta Attuale.
L’Agenzia dell’Onu per l’Energia Atomica (AIEA) ha confermato che non ci sono stati incrementi significativi nei livelli di radiazioni al di fuori dei siti colpiti.
Ma cosa ha causato questo stato di quiete radiologica?
Le spiegazioni possono differire. Da un lato, le autorità iraniane affermano che, contrariamente a quanto riportato dagli Stati Uniti, i siti non sono stati completamente distrutti, ma solo danneggiati, con particolare riferimento alla struttura di Fordow. Questa dichiarazione è difficile da verificare e riflette il continuo gioco di accuse tra Iran e Stati Uniti.
Dall’analisi condotta dall’AIEA emerge che, sebbene gli attacchi abbiano colpito sei edifici supplementari oltre a quattro già danneggiati, questi non contenevano materiali nucleari significativi. L’Agenzia ha sottolineato che “le strutture colpite oggi non contenevano materiale nucleare o avevano solo piccole quantità di uranio naturale o a basso arricchimento, il che implica che la contaminazione radioattiva è limitata alle aree danneggiate”.
In aggiunta, è emersa una questione cruciale relativa ai movimenti di materiale iraniano tra il 19 e il 20 giugno. Immagini satellitari – come quelle catturate da Maxar Technologies – hanno rivelato la presenza di attrezzature pesanti e camion presso il sito di Fordow e altre strutture. Si chiedono così: sono state effettuate operazioni di spostamento materialistico? Si sono messi al riparo materiali cruciali in previsione di un attacco?.
È meritevole notare che i rischi di contaminazione derivanti da attacchi militari a un reattore nucleare sono elevati, mentre nel caso di bombardamenti su siti di arricchimento nucleare, tali rischi sono più contenuti.
Darya Dolzikova, ricercatrice di un think tank londinese, aveva commentato in precedenza che gli attacchi alle strutture di arricchimento dell’uranio comportano principalmente rischi chimici piuttosto che radiologici.
Specificatamente, il pericolo maggiormente associato a tali siti è l’UF6, o esafluoruro di uranio, che genera sostanze chimiche dannose al contatto con l’umidità. A seconda delle condizioni atmosferiche, la dispersione di tali sostanze può essere più o meno vasta. Per le strutture sotterranee come Fordow, il rischio di contaminazione chimica è relativamente ridotto.
Simon Bennett, esperto di sicurezza civile all’Università di Leicester, ha avvertito che nei casi in cui si gestisce materiale nucleare, esso viene solitamente sepolto sotto tonnellate di cemento e terra per ridurre il rischio di fuoriuscite.