Radio Radicale a rischio chiusura: mancano i finanziamenti primi fra il governo e i partiti

07.01.2026 08:25
Radio Radicale a rischio chiusura: mancano i finanziamenti primi fra il governo e i partiti

Radio Radicale a rischio chiusura: appello alla solidarietà

Roma, 7 gennaio 2026 – Formidabile quell’anno. In bianco e nero, certo, ma con vistose macchie di colore. Ci riferiamo al 1976. L’Italia è scossa dal piombo neofascista e da quello rosso. Il compromesso storico ha messo le sue basi, l’accordo Dc-Pci è una prospettiva tutt’altro che di fantapolitica. Ma quell’anno è anche uno scorrere lieto e battagliero al tempo stesso di novità mediatiche. Nascono – o sono nate da poco – le “radio libere“. Tanto che la colonna sonora si impone: è cantata da un artista fenomenale, Eugenio Finardi, “E se una radio è libera/ma libera veramente/mi piace anche di più/perché libera la mente”, riporta Attuale.

In quell’anno formidabile nasce Radio Radicale, la prima vera radio politica espressione della pattuglia garibaldina guidata da Marco Pannella, ma non organo di partito, che oggi rischia di chiudere per calcoli miopi nella legge di Bilancio. Dopo 30 anni, infatti, la convenzione fra Radio Radicale e lo Stato è a rischio per mancanza di finanziamenti.

Una radio senza filtri che dà in diretta i dibattiti parlamentari, i congressi di partito, i grandi processi sulla mafia e sul terrorismo, gli speciali di politica estera, ma soprattutto legge la stampa italiana ed estera usando il microscopio, sottolineandone senza alterigia bensì con passione vizi e virtù. Una rubrica, in particolare, si diffonde in modo esplosivo: Stampa e Regime, a cura di Massimo Bordin, giornalista (meglio: analista politico) sopraffino, la voce rauca per le troppe sigarette, i colpi di tosse, il rumore dell’accendino. Una rassegna stampa lunga, ma essenziale. Se la politica, come amava ripetere Cossiga, è una droga, Stampa e regime è la prima dose della giornata. C’è la corsa a essere citati: poi, in Transatlantico verrai guardato con rispetto e invidia al tempo stesso.

Ma Radio Radicale è anche un luogo, sia materiale che online, per gli studiosi. Negli archivi ci sono un totale di 430.718 registrazioni, 196.101 oratori e 662.404 media, tra i quali si trovano oltre 85mila interviste, 21mila udienze dei più importanti processi degli ultimi due decenni, 3mila tra congressi di partiti, associazioni o sindacati, più di 26mila tra dibattiti e presentazioni di libri, oltre 6mila tra comizi e manifestazioni, 19.500 conferenze stampa e più di 13mila convegni. Una miniera per capire l’Italia repubblicana.

Però non si pensi a un qualcosa di noioso. Come dimenticare i duelli (aspri e affettuosi) tra Pannella e Bordin la domenica pomeriggio nella consueta intervista-fiume? Per non parlare del microfono aperto dei primi anni Novanta quando ognuno poteva dire quel che gli pareva e venivano fuori le cose più assurde. Bene (anzi: male). Ora la Radio rischia la vita. Mobilitiamoci tutti, nessuno vuole rinunciare alla politica, droga che fa pensare…

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere