La strategia di Putin e l’andamento del conflitto in Ucraina
Mykhailo Podolyak, primo consigliere del presidente ucraino, mantiene la calma anche nei momenti più tesi. Tuttavia, le sue affermazioni riguardo a come le conversazioni tra Trump e Putin si traducano in bombardamenti su Kiev non sono prive di fondamento. Podolyak sostiene che il leader russo sfrutta questi dialoghi per umiliare pubblicamente l’Ucraina e per apparire più potente di quanto sia realmente. Questa strategia di Putin, come evidenzia Podolyak, si basa in parte sulla permissività di Trump.
Bombardamenti su obiettivi civili nella capitale non sono una novità. Eventi tragici come quelli dell’ottobre 2022 e del luglio scorso, che hanno causato diverse vittime innocenti, hanno purtroppo segnato il territorio. Le forze russe, per un lungo periodo, hanno mirato a colpire le infrastrutture energetiche, lasciando le città nell’oscurità e al freddo.
Con oltre tre anni di conflitto, è probabile che ogni residente di Kiev sia stato costretto almeno una volta a cercare rifugio nella metropolitana durante le sirene di allerta. Ma ora, a sei mesi dall’insediamento di Trump, la situazione per gli ucraini si complica. È significativo che, secondo gli analisti, la percentuale dei droni neutralizzati sia scesa dal 95% al 79%, e i missili intercettati hanno subito un calo ancora più preoccupante, dal 74% al 50%. Si tratta di numeri che comportano costi umani elevati e danni ingenti.
La strategia russa si rivela sia semplice che efficace. Putin ricorre a un approccio combinato di droni e missili per colpire obiettivi civili, incrementando il numero di vittime e creando pressione sul fronte negoziale. È evidente una cronologia nei bombardamenti, con attacchi che seguono o precedono gli scambi di comunicazione con Washington o con l’Ucraina, in concomitanza con il riavvio dei negoziati. Come sottolinea una fonte della difesa ucraina, «Putin usa le bombe per inviare messaggi, mirando a piegare psicologicamente la popolazione e costringere il governo ad arrendersi». Se un attacco coincide con l’annuncio di una sospensione nelle forniture di armi, il messaggio risulta ancora più pressante.
Le azioni russe lungo il fronte provocano meno preoccupazione. Sebbene il raggruppamento di 50.000 soldati nei pressi di Sumy possa apparire inquetante, le forze russe non sembrano intenzionate a lanciarsi in un attacco decisivo. Recentemente, Mosca ha dichiarato di aver consolidato la posizione in Dnipropetrovsk, ma non ci sono prove tangibili. Nonostante i successi della Russia in zone come Kupyansk e Torestk, l’esercito russo non sembra avere la forza sufficiente per avanzare verso Dnipro e Zaporizhia. Gli analisti locali avvertono che, seppur cautamente ottimisti, la situazione potrebbe peggiorare a causa del blocco degli aiuti da parte di Washington.
, riporta Attuale.