La consultazione di domenica 22 e lunedì 23 marzo risulterà determinante per il futuro del sistema giudiziario italiano, a prescindere dal numero di votanti. In questa occasione, gli elettori saranno chiamati a decidere se approvare il progetto di riforma della giustizia adottato dal Parlamento nell’autunno 2025, come previsto dal programma del centrodestra guidato da Giorgia Meloni. Il referendum avrà un esito secco – Sì o No – indipendentemente dalla partecipazione al voto. A differenza dei referendum abrogativi, quelli confermativi di riforme costituzionali non necessitano di un quorum. Pertanto, anche se solo un milione di italiani si recasse alle urne – rispetto a un corpo elettorale di circa 50 milioni – il risultato sarà valido e cruciale per l’adozione della riforma, riporta Attuale.
Cosa chiede agli elettori il referendum sulla giustizia
Il referendum di marzo è di carattere costituzionale e offre agli italiani l’opportunità di esprimere la propria opinione su una riforma che modifica la Costituzione, la “legge fondativa” della Repubblica italiana. Gli elettori dovranno approvare o respingere il progetto di riforma, approvato definitivamente dal Parlamento in ottobre 2025, il quale incide su vari articoli della Costituzione: 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110. Il quesito referendario sulla scheda sarà il seguente:
| «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?» |
Come si riforma la Costituzione
Il progetto di riforma della giustizia è sottoposto al referendum poiché incide sulla Costituzione. La Carta prevede meccanismi specifici per la sua revisione, stabilendo che i principi fondamentali non possano essere modificati. Secondo l’articolo 138, per modificare un articolo, è necessario che entrambe le Camere del Parlamento approvino il disegno di legge in due votazioni distinte, a distanza di almeno tre mesi. Nella seconda votazione, il disegno deve essere approvato a maggioranza assoluta (50% più uno) per ciascun ramo del Parlamento. Qualora le Camere approvino il progetto con una “super-maggioranza” di oltre due terzi, la riforma entra in vigore immediatamente, senza necessità di referendum, a conferma del consenso democratico espresso dal Parlamento.
Perché il referendum sulla giustizia è senza quorum
Se una riforma costituzionale non viene approvata con la “super-maggioranza” dei due terzi, può essere attivato il referendum popolare confermativo. Questo può essere richiesto entro tre mesi dalla pubblicazione della legge e può essere promosso da «un quinto dei membri di una Camera, cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali». Nel caso del referendum sulla giustizia di marzo 2026, le firme sono state raccolte da parlamentari di maggioranza e opposizione, entrambi desiderosi di ottenere il sostegno popolare per le rispettive posizioni sul Sì e sul No. «La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi», secondo quanto stabilito dall’articolo 138 della Costituzione. L’esito della consultazione dipenderà dunque dai voti validi espressi, rendendo il quorum non necessario, poiché il Parlamento ha già deliberato in merito.
Quando e perché serve il quorum al referendum
La situazione è differente per i referendum abrogativi previsti dall’articolo 75. Questi consentono al Paese di promuovere “dal basso” un’iniziativa per abolire in tutto o in parte una legge. Sebbene rappresenti uno strumento democratico, è soggetto a rigorosi requisiti:
- Il referendum deve essere proposto tramite la raccolta di firme di almeno 500mila elettori o l’azione di almeno cinque Consigli regionali
- Non può riguardare leggi di particolare delicatezza per gli equilibri dello Stato, come quelle tributarie, di amnistia e di indulto o di ratifica di trattati internazionali
- Il quesito è soggetto a revisione da parte dell’Ufficio preposto della Corte di Cassazione
- La legge è abrogata se la maggioranza dei votanti si esprime in tal senso e se ha votato la maggioranza degli aventi diritto: il famoso quorum
Il rispetto del quorum nei referendum abrogativi è richiesto per evitare che una minoranza organizzata possa “rovesciare” la volontà politica espressa dal Parlamento, democraticamente eletto, sfruttando una bassa affluenza al voto. Abrogare delle norme è complesso e deve essere effettuato con cautela, un requisito che non è necessario per i referendum confermativi di riforme costituzionali come quello in programma per il 22 e 23 marzo.