La riforma di Roma Capitale si avvicina al voto, tensioni tra Pd e M5s

10.04.2026 14:35
La riforma di Roma Capitale si avvicina al voto, tensioni tra Pd e M5s

La riforma di Roma Capitale, attesa con grande interesse, si prepara a diventare un tema di forte discussione alla Camera dei Deputati la prossima settimana. Il voto in prima lettura è previsto tra martedì e giovedì, mentre Fratelli d’Italia conta sulla collaborazione del Partito Democratico per non bloccare l’iniziativa sostenuta dal sindaco Roberto Gualtieri, riporta Attuale.

Il progetto di legge intende conferire maggiori poteri all’amministrazione di Roma e ha subito un rinvio a causa delle preoccupazioni espresse dai Dem riguardo agli effetti collaterali del referendum sulla giustizia. Nonostante le divergenze, Fratelli d’Italia è ottimista: «Il Pd voterà a favore della riforma», affermano, qualificando il lavoro con il sindaco Gualtieri come fondamentale per il successo dell’iniziativa.

Dalle osservazioni del Pd emerge un tentativo di guadagnare tempo, focalizzandosi principalmente sulla legge ordinamentale successiva alla riforma costituzionale, piuttosto che sulla struttura della riforma stessa. La situazione è delicata, poiché la commissione, di fronte al rifiuto di Cinque Stelle e Avs, ha optato per un’astensione che ora i Dem devono decidere se mantenere o trasformare in un’approvazione «costruttiva». Fonti parlamentari confermano che c’è un’intenzione crescente di procedere, ma ciò potrebbe creare tensioni tra gli alleati.

Il vertice dem

Un incontro del Pd è previsto tra lunedì e martedì prossimi per definire la strategia da adottare in Aula. È probabile che si propenda ancora per l’astensione, benché non si possa escludere un’accelerazione. L’obiettivo per il secondo passaggio è approvare la riforma con una maggioranza qualificata di 2/3, evitando un referendum popolare. «Lavoriamo per condividere il provvedimento e per evitare che si ripeta la discussione elettorale sulle elezioni di Roma», spiegano i rappresentanti del Pd.

Le leggi costituzionali consentono che si registrino maggioranze diverse nelle due votazioni, distanti tre mesi. Per evitare il referendum, è sufficiente ottenere una maggioranza qualificata nella seconda votazione. Perciò, l’astensione iniziale sarebbe una strategia per rimandare la decisione finale e gestire le tensioni interne del partito. «Il tempo è prezioso: le riforme strutturali richiedono pazienza e metodo, non fretta», spiega un insider del dossier.

La partita di Gualtieri

Per il Pd, opporsi alla riforma di Roma Capitale sarebbe complicato, specialmente considerando il ruolo di Gualtieri, che sta cercando di ottenere un secondo mandato. Il sindaco ha mostrato un forte impegno nel portare avanti questo progetto, che definisce «l’unica via per realizzare un traguardo storico». Gualtieri ha ringraziato il governo e ha chiesto che la legge ordinaria per definire poteri, risorse e ordinamento del nuovo ente venga trattata in parallelo.

Fermare la riforma significerebbe contraddire il sindaco, creando frizioni con i Cinque Stelle e Avs. Tra i pentastellati, il dissenso è netto e le critiche si concentrano sia sui metodi sia sul merito della riforma. Alfonso Colucci dichiara: «Questa riforma è un accordo imposto fra sindaco, presidente della Regione e presidente del Consiglio, ma non affronta i veri problemi di Roma». Inoltre, la riforma rischierebbe di aprire la strada a richieste di autonomia simili in altre città, suscitando notevoli preoccupazioni.

I rappresentanti del M5s sono convinti che la riforma non avrà successo, sostenendo che la maggioranza non si esporrà a un nuovo referendum, e dubitano che il Pd possa realmente votare a favore senza venire accusato di complicità. «Alla fine della legislatura, approvare una riforma costituzionale con Fratelli d’Italia sarebbe un disastro, ma il vero nodo è Roberto Gualtieri», concludono fonti vicine al Movimento.

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