Roma, 24 maggio 2026 – Il conto alla rovescia è iniziato e questa volta il tempo non è solo una questione politica: è un termine fissato nella legge delega fiscale. Entro il 29 agosto 2026, il Governo Meloni deve completare il riordino della rete fisica dei giochi pubblici, un passaggio fondamentale della riforma del gioco legale, dopo il decreto legislativo n. 41 del 2024 che ha già riformato il gioco online, riporta Attuale.
Il Ministero dell’Economia è chiamato a ridefinire un settore che nel 2025 ha raggiunto un record storico di 164,6 miliardi di euro di raccolta, con oltre 31 miliardi derivanti esclusivamente dalla rete fisica delle Awp e delle Vlt. Questi dati evidenziano l’importanza del dossier, diventato uno dei più sensibili nell’agenda economica del Governo.
Il nodo delle slot machine
Stando a fonti informate, il nuovo impianto si sta sviluppando attorno a un sistema di gare destinato a ristrutturare gli equilibri industriali del settore. Il dibattito si concentra soprattutto sui nulla osta delle slot machine e sulle quote massime detenibili dai concessionari. Tra le proposte in discussione figura un limite del 34% sui diritti detenibili da un singolo gruppo nella futura rete nazionale.
I nulla osta sono considerati un indicatore cruciale del potere industriale nel mercato delle Awp e Vlt, influenzando la forza dei grandi concessionari e la sostenibilità delle piccole e medie imprese del settore. Il riordino è guidato dal consigliere di Stato e vicecapo di gabinetto Italo Volpe, ma il modello in discussione ha già suscitato dure polemiche politiche. Le opposizioni denunciano una riforma che appare focalizzata sulle necessità di gettito dello Stato piuttosto che sulla tutela sociale.
Dal Pd una mozione e un’interrogazione
Il Partito Democratico, guidato dal deputato Virginio Merola, ha presentato alla Camera una mozione e un’interrogazione che contestano l’approccio del Governo. Tre aspetti principali sono sotto attacco: l’eccessiva concentrazione del mercato, il mancato coinvolgimento di Regioni e enti locali, e il progressivo indebolimento degli strumenti per combattere la ludopatia. Nella mozione, il Pd richiede una riduzione progressiva dell’offerta territoriale di gioco, in particolare degli apparecchi Awp e Vlt, tenendo conto non solo della densità abitativa, ma anche degli indicatori di fragilità sociale e della criminalità organizzata. Questo approccio segna un cambiamento importante: non più il mercato come criterio principale, ma l’impatto sociale dei punti gioco sui territori. Il nodo politico centrale è il legame strutturale fra le finanze pubbliche e le entrate del gioco. “Serve ridurre la dipendenza del bilancio dello Stato dal gioco”, dichiarano i firmatari della mozione, mettendo in evidenza il problema di un sistema che dipende da un gettito miliardario mentre crescono i costi sanitari e sociali legati al gioco d’azzardo.
Le opposizioni: “Smantellato il Fondo per il contrasto alla ludopatia”
anche le statistiche avvalorano tali accuse. Nonostante la crescita del settore, il Fondo per il contrasto alla ludopatia è stato significativamente ridotto. La legge di bilancio 2025 ha eliminato l’Osservatorio nazionale sul gioco patologico, assorbendo le risorse in un Fondo unico per le dipendenze patologiche. Di conseguenza, i fondi specifici per il Gap sono calati da 50 a poco più di 32 milioni di euro. Le opposizioni parlano di un “arretramento dello Stato” in un contesto di crescente necessità di intervento, con la Corte dei Conti che invita il Governo a considerare non solo le entrate fiscali, ma anche i costi sociali dell’azzardo e a risolvere la mancanza di accordi con Regioni e enti locali.
Rischio cortocircuito istituzionale
Il tema territoriale potrebbe trasformarsi nel punto più critico della riforma. Le Regioni richiedono da tempo criteri comuni riguardo a distanze da luoghi sensibili, orari di apertura e distribuzione delle sale gioco. Ad oggi, il panorama normativo è caratterizzato da un mosaico di regolamenti comunali e leggi regionali talvolta contrastanti con le normative nazionali.
Il Governo mira a uniformare le regole, ma le amministrazioni locali reclamano un ruolo attivo e una percentuale del gettito fiscale generato sui loro territori. In assenza di un compromesso politico, il nuovo riordino rischia di rimanere bloccato dallo stesso cortocircuito istituzionale che ha ostacolato ogni tentativo di riforma organica nel corso degli anni.
Anche il M5s sulle barricate. Gli appelli della Cei
Nel fronte di opposizione si sono uniti anche i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, come Chiara Appendino, Antonino Iaria e Federico Cafiero De Raho, che pongono l’accento sulla necessità di rafforzare i controlli antimafia e di limitare la concentrazione di sale nei quartieri più vulnerabili. Sul piano sociale e culturale, continuano a farsi sentire gli appelli della Conferenza Episcopale Italiana e delle fondazioni antiusura, che mettono in evidenza il legame tra gioco d’azzardo, impoverimento e usura. Questo allerta risuona fortemente nel dibattito pubblico e rende il riordino del gioco fisico una questione di rilevanza oltre la mera tecnica.