Roma, 17 agosto 2026 – Il cantiere della manovra 2027 riaprirà a settembre con una priorità politica già riconoscibile: un nuovo intervento sull’Irpef per il ceto medio. È l’ultimo bilancio della legislatura e il governo vuole arrivarci completando il percorso avviato con il taglio del cuneo e la riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33%. Il passaggio prossimo allo studio è l’allargamento dello scaglione agevolato dagli attuali 50mila a 60mila euro, sottraendo quella fascia all’aliquota del 43%, con un risparmio fiscale che potrebbe raggiungere i mille euro l’anno a 60mila euro, riporta Attuale.
Il costo del taglio
Per ora è un obiettivo, non ancora una norma scritta né una copertura. Il costo stimato si aggira attorno ai 2,7 miliardi. I contribuenti collocati tra 50 e 60mila euro sono poco più di un milione, ma per la struttura progressiva dell’Irpef il beneficio potrebbe coinvolgere fino a circa 3,3 milioni di persone se non venisse sterilizzato oltre la nuova soglia. Le simulazioni diranno poi quanto cambia per ciascun reddito: politicamente conta già il bersaglio scelto. Dopo gli interventi concentrati sulle fasce medio-basse, Palazzo Chigi vuole spostare il baricentro verso quel ceto medio che più ha sofferto fiscal drag e inflazione.
Non sarà un assegno in bianco alla vigilia del voto
Giorgia Meloni ha indicato da settimane la linea: “Ridurre il carico fiscale sul ceto medio”. Giancarlo Giorgetti l’ha tradotta nel linguaggio dei conti, spiegando che gli spazi “ordinari” della manovra dovranno servire a compiere “un altro passo della riforma fiscale” a favore dei redditi medi e medio-alti.
Ma proprio la parola “spazi” resta decisiva: il Tesoro vuole evitare che l’ultima manovra diventi una corsa alla spesa alla vigilia del voto. Il quadro dei conti offre qualche incoraggiamento ma non assegni in bianco. Il governo punta a uscire anticipatamente dalla procedura europea per deficit eccessivo, mentre il debito ha superato i 3.200 miliardi. La maggiore flessibilità europea per difesa ed energia può alleggerire alcune pressioni sul bilancio, ma non finanzia automaticamente il taglio dell’Irpef. Per quello serviranno coperture strutturali, ed è qui che si giocherà la distanza tra intenzione politica e legge di bilancio.
Cosa c’è in gioco
Attorno al fisco si muovono gli altri capitoli. Meloni ha già annunciato la volontà di confermare nel 2027 la tassazione agevolata al 5% degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali, per accelerare l’adeguamento dei salari al costo della vita. Da decidere anche la continuità degli incentivi per l’occupazione stabile di giovani e donne. Sul versante sociale, la Carta “Dedicata a te” è già finanziata anche per il 2027. Resta invece aperto il capitolo casa: senza un nuovo intervento, la detrazione per i lavori sull’abitazione principale è destinata a ridursi nel 2027.
L’imbuto delle manovre
Ci sono poi le richieste dei singoli ministeri, dalla sanità alla formazione, e il nodo di quali misure temporanee trasformare in strutturali. È il consueto imbuto delle manovre, ma questa volta con una componente politica più forte: il governo deve dimostrare di poter utilizzare il miglioramento dei conti senza comprometterlo. Per questo l’Irpef è destinata a diventare il simbolo della manovra. Non solo perché è la voce più immediatamente leggibile dai contribuenti, ma perché misura l’ambizione dell’esecutivo: trasformare la disciplina di bilancio rivendicata negli ultimi anni in un dividendo fiscale. La partita vera, però, inizierà quando dalle intenzioni si passerà alle coperture.