Roma, 30 gennaio 2026 – Non è stata la solita liturgia istituzionale. L’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, svoltasi ieri nell’Aula Magna della Cassazione alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha segnato il punto di massima tensione tra il potere esecutivo e l’ordine giudiziario, riporta Attuale.
L’attacco frontale di Nordio
Il cuore dell’intervento di Nordio è stato un attacco frontale alle critiche che provenivano dalla magistratura, in particolar modo dal primo presidente della Cassazione, Pasquale D’Ascola. Questi, nel suo intervento, aveva sottolineato l’importanza per l’indipendenza delle toghe, definita come il “caposaldo del sistema”, affermando che autonomia e indipendenza non sono un privilegio, ma una condizione essenziale per garantire l’imparzialità del giudice.
Il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, ha anche lanciato un monito severo: “La delegittimazione reciproca tra poteri rompe il patto di fiducia con i cittadini e indebolisce le istituzioni. Il rischio che i cittadini, disorientati, possano chiedersi se possano o meno fidarsi di chi decide le loro sorti va decisamente scongiurato”.
La risposta diretta del ministro è stata chiara: “Sento il dovere istituzionale di ribadire con chiarezza e fermezza che ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura”.
“Se vince il Sì apriremo il dialogo sulle norme”
Per il Guardasigilli, la riforma non è “contro nessuno”, tantomeno contro le toghe, ma rappresenta l’attuazione del “giusto processo” voluto da Giuliano Vassalli ormai quarant’anni fa. Nordio ha poi rafforzato la sua posizione, descrivendo le obiezioni delle opposizioni come una “vuota polemica” che spera venga presto “ripudiata dagli intelletti più maturi”.
Con un linguaggio deciso, il ministro ha preannunciato la battaglia del referendum previsto per la prossima primavera. In merito, ha commentato: “Se vince il ‘No’ rispettiamo la volontà del popolo, se vince il ‘Sì’ apriremo subito il dialogo sulle norme attuative con la magistratura, con il mondo accademico e con l’avvocatura”.
La magistratura: “Abbiamo opinioni fondate, le difendiamo”
Cesare Parodi, presidente dell’Anm, ha espresso un parere negativo sull’intervento del ministro della Giustizia, dichiarando: “Mi spiace che sia stato usato il termine blasfemo, che io userei per manifestazioni e situazioni differenti. Noi abbiamo delle opinioni che riteniamo fondate e che difendiamo, che hanno la loro dignità”. Il procuratore generale della Cassazione, Pietro Gaeta, ha richiamato alla calma, ammonendo: “Lo scontro, perché come tale presentato agli occhi dei cittadini, tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico”. Domani, quando l’eco della cerimonia si sarà spenta, resterà sul campo la sensazione di una frattura insanabile. La giustizia italiana non è mai stata così vicina a un punto di non ritorno.