Il Ritorno del Principe Pahlavi: Una Nuova Era per l’Iran?
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI – «Sono pronto a tornare a Teheran. È giunto il momento di porre fine a questo disastro e dare inizio a una nuova era per l’Iran», dichiara il principe ereditario del trono dello Scià di Persia, 64enne, durante una conferenza stampa nel centro di Parigi, a pochi passi dal Quai d’Orsay, riporta Attuale.
Reza Pahlavi, giovane il giorno in cui abbandonò l’Iran il 16 gennaio 1979 a bordo di un Boeing 707 imperiale, ha ora 18 anni. In quell’occasione, insieme a lui c’erano la madre, l’imperatrice Farah Diba, e i tre fratelli. In apparenza, lo Scià partiva per una vacanza, ma il cargo con i beni della famiglia che partì subito dopo rivelava la verità: la rivoluzione islamista stava prevalendo, e i Pahlavi cercavano di mettersi in salvo con quanto potevano portare su un aereo.
Nel 1953, durante un breve esilio, Reza Pahlavi non era ancora nato. Suo padre, Mohamed, fuggì con la moglie Soraya prima a Baghdad e poi a Roma, mentre il premier Mossadeq incitava la popolazione a bruciare i ritratti dello Scià, sostenuto dagli occidentali. Solo grazie a un colpo di Stato, organizzato dalla CIA e dagli inglesi, Mohamed riuscì a tornare al potere.
Tuttavia, nel 1979, non ci fu salvezza per i Pahlavi. La famiglia si rifugiò ad Assouan, in Egitto, accolta dal presidente Anwar Sadat, che sarebbe stato assassinato l’anno successivo, mentre l’imam Khomeini preparava il suo ritorno trionfale a Teheran, dopo un esilio in Francia. In una simile situazione, oggi Reza Pahlavi si rivolge ai giornalisti dalla Francia per annunciare il suo desiderio di tornare, ma al momento sembra improbabile che possa contare sul supporto delle autorità parigine.
Con i leader europei che chiedono cautela e una de-escalation, e che sembrano preferire il regime degli ayatollah rispetto al caos che potrebbe seguire alla loro eventuale caduta, Reza Pahlavi punta decisamente a un cambio di regime. Nei suoi recenti interventi negli Stati Uniti, dove per lo più risiede, ha adottato il slogan «Make Iran Great Again», rielaborato in «MIGA»: un invito non solo a fermare il nucleare iraniano, ma anche a dare la spallata finale al regime, esprimendo il desiderio di «rendere di nuovo grande l’Iran» e di liberarsi dal dominio del Khamenei, successore di Khomeini.
«Non dobbiamo offrire una nuova ancora di salvezza al potere corrotto degli ayatollah: è il momento della sollevazione finale e della transizione democratica», afferma il principe, promettendo un processo giusto a Khamenei e ai suoi accoliti, che non hanno mai garantito nulla ai dissidenti.
«L’eliminazione totale di questo regime teocratico è l’unica opzione disponibile — aggiunge —. Se non lo facciamo, nessun popolo sarà al sicuro, a Washington, Parigi, Gerusalemme o Teheran». Parlando della fuga in corso di alti funzionari della Repubblica islamica, riaccende i timori di un possibile esilio di Khamenei e della sua famiglia in Russia.
Formatosi militarmente negli Stati Uniti, amico degli americani e del premier israeliano Benjamin Netanyahu, Reza Pahlavi resta pur sempre l’erede dello Scià, noto per l’uso della polizia segreta Savak contro gli oppositori. Molti mettono in dubbio il suo reale sostegno popolare, essendo assente dall’Iran da 46 anni. Tuttavia, lui insiste: «Mi stanno contattando dall’esercito, dai ministeri… Sono pronto a servire il popolo per un nuovo Iran democratico».